«Un socialista in parlamento per rappresentare la Liguria»

L’avvocato Gregorio Catrambone rilancia la proposta politica del Nuovo Psi

«Dopo oltre un decennio i socialisti liguri potrebbero avere un loro rappresentante effettivo in parlamento»: esordisce così l’avvocato Gregorio Catrambone, nel dare il benvenuto, ieri mattina, ai compagni e ai simpatizzanti, venuti numerosi al Teatro della gioventù di via Cesarea dove è in programma un incontro sul tema: «Sessant’anni di democrazia, il contributo delle donne».
È anche l’occasione per ascoltare l’ex ministro Gianni De Michelis, segretario nazionale del Nuovo Psi e primo anche in Liguria della lista Democrazia cristiana-Partito socialista-Autonomisti che si presenta alla Camera e al Senato. E De Michelis non delude, affrontando con particolare incisività temi e relativi problemi del panorama nazionale: «Sulle questioni del risparmio e del lavoro le posizioni dell'Unione sono totalmente inaccettabili. Queste sono le ragioni di fondo per le quali un sincero socialista riformista non può stare dalla parte dell'Unione», sbotta l’ex titolare degli Esteri, rimarcando così, ancora una volta, le differenze tra il Nuovo Psi schierato con la Casa delle libertà e i socialisti della Rosa nel Pugno. Quindi aggiunge: «L'Unione vuole tassare il risparmio che è l'esatto opposto di quello che bisogna fare per rimettere in moto l'economia italiana. E per quanto riguarda il lavoro, vogliono abolire le leggi Biagi, o retrocedere rispetto alle innovazioni introdotte dalle leggi Biagi. Di fatto si introduce un elemento che ridurrebbe la capacità dell'economia italiana di crescere, e quindi di creare lavoro vero. Forse porterebbe nella direzione di un lavoro più stabile - conclude il capo del Nuovo Psi -, ma sarebbe meno lavoro, e di conseguenza, alla fine, i giovani sarebbero costretti a ricorrere al lavoro nero, molto più precario del cosiddetto precariato di cui si parla in merito alle leggi Biagi».
Dopo un ampio e applaudito intervento di Tina Lagostena Bassi, è Catrambone, già assessore comunale a Tursi e oggi vero e proprio leader dei socialisti in Liguria che aderiscono alle posizioni dello schieramento di centrodestra, a galvanizzare l’uditorio e rilanciare la proposta politica del partito «in un momento di grande difficoltà della regione e del Paese». Il richiamo all’esigenza di un rappresentante ligure a Montecitorio e a Palazzo Madama - «basta con quelli già eletti qua, ma sempre assenti, come Ugo Intini, che ligure non è e non si è mai più fatto vedere da queste parti dopo la campagna elettorale» - pare fatto apposta per introdurre l’affermazione della necessità di un voto responsabile. «Abbiamo formato questa lista Democrazia cristiana-Partito socialista-Autonomisti - spiega - in considerazione del sistema elettorale che obbliga a concentrare le forze. Ma abbiamo dato vita a un raggruppamento che unisce due forze politiche storiche, che hanno il merito e l’orgoglio di aver promosso il consolidamento e lo sviluppo della democrazia nel nostro Paese». Non è tenero il giudizio di Catrambone sulla seconda Repubblica: «Prima la cancelliamo, meglio è. Siamo convinti che lo schema bipolare non sia adatto all’Italia, e speriamo vivamente che questa sia l’ultima volta che viene proposto. L’effetto, finora, è stato quello di una contrapposizione esasperata fra due poli (lo dimostrano le polemiche particolarmente aspre delle ultime settimane) che porta a una sostanziale paralisi delle istituzioni, e quindi dello sviluppo del Paese».
Poi arriva lo scatto del vecchio leone della politica: «Le nostre sono idee che non muoiono, oggi c’è bisogno più che mai di una presenza socialista in parlamento». Infine, l’appello con spirito costruttivo: «Proponiamo di smetterla con le risse verbali che non portano a nulla di buono per l’individuo e la collettività». L’alternativa? Catrambone non si tira indietro: «Vedo bene, ad esempio, la grande coalizione che si è creata in Germania. Confronto aperto, poi si trova il compromesso ragionevole, il punto d’incontro a vantaggio dei cittadini. Anche qui, in Italia, la gente ha bisogno di una pace costruttiva».
A distanza, si fanno sentire anche i socialisti «eretici» del Nuovo Psi, considerati da Catrambone «da tre anni ufficialmente fuori dal partito». Loro, guidati dall’indomabile Matteo Fusaro, non demordono, e diffondono un documento in cui si definiscono «un gruppo di compagni iscritti al Nuovo Psi che hanno dato un contributo determinante alla sua ricostruzione nel 2001, e sono in disaccordo da tempo sui metodi di direzione interna», nazionale e locale, che non riconoscono. Di conseguenza, ritirano l’adesione al partito e dichiarano di non poter votare per il centrosinistra di cui disapprovano, fra l’altro, il coinvolgimento nella coalizione di «forze notoriamente radicali ed estremiste», nonché «l’intenzione di cancellare tutti i risultati positivi ottenuti dal governo Berlusconi». E pur restando «perplessi» su alcuni aspetti del programma del centrodestra, Fusaro e compagni invitano «le forze politiche più moderate dei due schieramenti a uscire allo scoperto». In chiusura, i firmatari della nota, convinti di indicare comunque «il meno peggio», fanno appello agli elettori «nostri simpatizzanti e a quanti ci hanno dato significativi consensi perché votino Forza Italia».