Socialisti e radicali vogliono la Bonino ministro

A Fiuggi altri passi avanti nelle trattative tra i due partiti che hanno trovato il loro volto-simbolo nell’ex commissario europeo

nostro inviato a Fiuggi
Basta guardare la platea e ascoltare gli applausi mentre parla Emma Bonino per capire quale sarà l’icona, il «volto» del soggetto nuovo che vuol nascere dall’abbraccio tra socialisti dello Sdi e radicali di Marco Pannella. Perché nuovo ha da essere: su questo non ha alcun dubbio Enrico Boselli, il «pifferaio magico» che sta conducendo sulle sponde dell’Unione non solo i pezzi sparsi della diaspora socialista (e ieri Gianni De Michelis, a nome del Nuovo Psi, è venuto ad annunciare che anche per loro il dado è tratto) ma anche le anime inquiete e finora solitarie del partito pannelliano. «Dobbiamo evitare come la peste di diventare la riunione delle vedove del Psi, che si ritrovano per rinfacciarsi il passato e rievocare il caro estinto», sintetizza crudamente il senatore socialista Crema, «e oggi sentendo la Bonino mi sono detto: ah, finalmente possiamo ricominciare a far politica guardando avanti». E Roberto Villetti la butta lì: la Bonino è «donna di governo, per il Paese». E se il tandem radical-socialista otterrà un buon risultato elettorale (e tutti gli osservatori convenuti a Fiuggi, dal ds Chiti al rutelliano Lusetti sono pronti a scommettere che il quorum del 4% sarà superato di slancio), e se l’Unione vincerà, sarà lei la candidata di punta per un ministero di peso. Magari la Farnesina, visto che Prodi vuol dare una verniciata di nuovo al suo secondo governo.
Emma, dunque, con la sua immagine internazionale (è approdata a Fiuggi direttamente da Kabul, dove guidava la delegazione Ue per le elezioni afghane) e con il suo pedigree di «militante delle libertà», con la sua allergia per il politichese e la sua intenzione di «parlare chiaro, e saper dire dei sì e dei no». All’«ingerenza pesante, quasi insopportabile della Chiesa nella politica, che però è colpa più della debolezza della classe dirigente italiana che delle gerarchie»; come alla sfida del fondamentalismo islamico, perché alla fine «la battaglia è la stessa: non tra Islam e occidente, ma tra società aperte o chiuse». Ma anche ai futuri alleati: la Bonino sottolinea la «differenza tra noi e una parte della sinistra, quella che ha trovato il modo di votare no persino all’intervento in Afghanistan: e mi fa specie, come mi fa specie che Zapatero abbia annunciato il ritiro da Kabul».
Non a caso sarà lei, Emma, a concludere oggi insieme a Boselli, e sotto lo sguardo vigile di Fassino che verrà a dare la sua benedizione, la convention di Fiuggi. Che ieri ha sancito un deciso passo avanti, annunciato alla platea dalla coppia Roberto Villetti-Daniele Capezzone («Ma non siamo ancora un Pacs», ha detto il primo). Il «nuovo soggetto» muove i primi passi, si trasforma in «patto federativo», e deciderà entro novembre nome e simbolo per le elezioni. Il nome è ancora da trovare, il simbolo forse già c’è: quella rosa nel pugno logo dell’Internazionale socialista ma anche del Partito radicale.
Il via libera di Prodi, dopo molte resistenze, è arrivato. Anche se il Professore sa che il nuovo soggetto «laico, socialista, liberale e radicale» potrà diventare una spina nel fianco per la sua coalizione e i suoi difficili equilibri. Boselli ha idee chiare: «Va spiegato perché varrà la pena di votare questa “cosa”: e allora dobbiamo saper offrire un programma chiaro. Dire che se noi saremo forti, i Pacs saranno legge, e il divorzio breve verrà approvato, e la ricerca scientifica sarà più libera e così via. Dare risposte concrete su temi che toccano milioni di persone, ma che senza una presenza radicale e socialista neppure il centrosinistra riuscirà ad affrontare». Laicità e diritti saranno i punti forti, assieme però a una buona dose di liberalismo in economia, e di occidentalismo in politica estera, per fare da contraltare a «quella sinistra bertinottiana e cosiddetta “radicale” che in realtà è profondamente conservatrice», come dice Pannella.