Socialisti al voto contro il loro malgoverno

(...) La «questione socialista». Il Nuovo Psi e lo Sdi si alleano in nome dell’autonomia e contro ogni logica bipolare. Pertanto si autoescludono da «qualsiasi partecipazione o confluenza in altri partiti esistenti o costituendi», leggi il rifiuto di aderire sia al partito unico della Casa delle Libertà sia al partito democratico dell’Ulivo, e alle prossime elezioni correranno soli, con un proprio candidato sindaco e un proprio presidente della Provincia. Se il Nuovo Psi da un po’ viaggia in solitaria, lo Sdi esce ora allo scoperto. Con il segretario provinciale Angelo Sanna a criticare quelli che fino a ieri sono stati i suoi alleati: la giunta Pericu? «Ha saputo solo dare il bianco alle case. Ha amministrato con la logica dei Ds, che è una logica di gestione supportata da un consenso che ormai ha assunto le caratteristiche di un regime». A Tursi lo Sdi ha un assessore, Arcangelo Merella, ma Sanna segnala che «non ha potuto esprimere fino in fondo la propria personalità», perché non aveva consiglieri a supportarlo, in Provincia e in Regione la situazione è la stessa, ma Sanna non risparmia nessuno. E adesso si cambia. A Savona il sodalizio ha preso l’8,16, a Genova la speranza è «recuperare l’elettorato socialista che non va più a votare, e che è pari al 60 per cento dell’ex elettorato socialista». Le critiche più severe sono per il centrosinistra: trattasi di ex comunisti, e cioè di «italiani con origini societiche», e di «partiti botanici privi d’identità». Quindi urge riaprire la «questione socialista».
Pensionati. Facevano parte dei gruppi di lavoro per scrivere il programma elettorale del centrosinistra alle prossime amministrative, invece si dimettono da ogni incarico e valuteranno chi appoggiare, «ci riteniamo liberi di agire senza farci menare per il naso» avverte il segretario regionale Giacomo Bertone. Ce l’ha con l’Unione, che ha sostenuto alle ultime elezioni: «Rinviano gli incontri, non ci interpellano, in Liguria stanno smantellando la sanità» e insomma «siamo stati traditi». Bertone ieri ha scritto a tutti i segretari di partito. I toni sono questi: «Denuncio il disatteso impegno da parte dell’ing. Claudio Burlando, che a mezzo del suo non meglio definibile prof. G.B. Pittaluga e del suo esimio Edo Bozzo, avevano assunto nei confronti del Partito Pensionati in merito a una diversa gestione Arte». Quanto a Prodi, il suo è «un Governo fantoccio, perché privo di ogni reale maggioranza».
Tutti al centro. Fino a ieri Fabio Broglia era capogruppo di se stesso in Regione, da domani sarà capogruppo di Nicola Abbundo, già ex Forza Italia ora nel gruppo Misto, e di Matteo Marcenaro, che viene dalla lista Biasotti e che «alla lista Biasotti continuerò a sentire un senso di appartenenza». I due consiglieri ieri, dopo averlo incontrato nei giorni scorsi, hanno scritto al segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, spiegando che «la decisione è maturata per il percorso politico intrapreso dal partito quale soggetto moderato, interclassista e portatore di valori cristiani ai quali facciamo riferimento. Inoltre ne condividiamo programmi e obbiettivi sociali ed economici che rappresentano le esigenze del Paese». Spiega marcenaro che «la formazione di un gruppo più numeroso e politicamente omogeneo potrà avere maggiori possibilità di influire sull’amministrazione regionale ligure». I due assicurano che si metteranno al lavoro «immediatamente per le prossime elezioni amministrative».