Società Centro congressi: Costa le suona a Capurro

Si dice «fortemente indignato» Nicola Costa, il candidato del centro-sinistra alla carica di Primo Cittadino di Rapallo. Il dito indice è puntato contro le dichiarazioni recentemente rilasciate alla stampa da Armando Capurro sulla s.r.l. creata per trasformare in un Centro Congressi (da qui il nome «Centro congressi s.r.l.») l'ex cinema Italia di Corso Matteotti, lo stabile che ospitava gli uffici comunali prima di essere dichiarato inagibile.
Costa definisce «scandalosa e inaccettabile» l'idea espressa dal sindaco uscente, secondo cui il Comune dovrebbe coprire interamente l'aumento di Capitale di una società presentata al Consiglio come sodalizio misto: pubblico per una cifra pari al 37,5% del patrimonio iniziale di 40.000 euro, privato per le restanti quote, divise fra l'associazione dei commercianti (27,5%), quella degli albergatori (27,5%) e la Banca Ca.Ri.Ge. (15%). «La delibera approvata dal Consiglio Comunale nel settembre del 2005 prevedeva solo una partecipazione di minoranza», spiega Costa. Invece? «Invece un anno dopo la Giunta ha autorizzato il proprio rappresentante in seno alla società, il vice-sindaco Silvano Mele, a sottoscrivere l'aumento di Capitale a 1.215.000 di euro e a coprire le quote non prese a carico dagli altri soci. Non bastasse, l'assemblea della “Centro Congressi”, con la sola astensione della Carige, ha approvato l'aumento e nominato presidente lo stesso Silvano Mele il 3 ottobre 2006: un giorno prima del voto di sfiducia a Capurro! Quanto l'ex sindaco ha or ora detto solleva forti dubbi sul fatto che la strategia non fosse preordinata fin dall'inizio e che lui stesso non sapesse che la maggior parte dei sottoscrittori iniziali si sarebbe defilata».
Questa strategia, secondo Costa, non solo sarebbe moralmente esecrabile e giuridicamente discutibile, ma anche fallimentare: «Secondo Capurro il Comune dovrebbe vendere le azioni in futuro. Ma un centro congressi è un'attività a forte rischio di perdita economica. È accettabile l'idea che un ente pubblico abbia una quota di minoranza a sostegno di quei privati che dalla struttura possono trarre benefici, ma esporsi oltre significa inguaiarsi. E poi: a chi e a quanto rivenderebbe le azioni? Perché non sono stati presentati un progetto e un piano economico?».
Ad oggi il commissario prefettizio ha versato solo una cifra pari al minimo stabilito per legge. «Un atteggiamento prudente - prosegue - che apre al futuro Sindaco spiragli di manovra».