La società civile non è solo una "cosa" della sinistra

Per gli intellettuali progressisti è "civile" solo chi insulta il premier e fomenta campagne d'odio

Attenzione, siamo a un passo dal manicomio. Quando su Repubblica il raffinato giornalista Merlo, pur biasimando alla fine i violenti, lancia un inno alla «piazza civile» della manifestazione di Arcore, che sventola le mutande contro Berlusconi, siamo arrivati alla beffa culturale. «Una forza - scrive Merlo - non può mai essere violenza se è animata da intelligenza e cultura, che sono il contrario della volgarità». Sintetizzo: i fatti non contano più, conta soltanto la divisione in buoni e cattivi. Da una parte ci sono i buoni, la società civile, dall’altra il male, da estirpare a qualunque costo. Una simile allucinazione sta portando la sinistra alla deriva da vent’anni almeno. I suoi intellettuali lavorano senza pausa, per definire il concetto di società civile e gettare scomuniche su tutti gli altri.

Pensavamo che la definizione riguardasse cittadini comuni, organizzati in movimenti, con alle spalle una provenienza dal normale mondo del lavoro, della scuola, delle professioni. Gente molto distante dai politici di professione. Durante «Mani pulite» questo tipo di persone era presentato all’opinione pubblica come l’opposto della partitocrazia: il popolo indignato che chiedeva giustizia. Poi i partiti storici si sono fatti da parte e la società civile si è manifestata davvero, occupando gli spazi lasciati vuoti. E, con grande sorpresa degli intellettuali, la stragrande maggioranza ha individuato nel movimento fondato da Silvio Berlusconi il proprio punto di riferimento. Al Nord, poi, è diventato un fenomeno di massa la Lega di Bossi.

Per quanto ci sforziamo, non riusciamo davvero a vedere movimenti di società civile più numerosi e rappresentativi dei due che compongono la maggioranza di governo. Certo, dopo diciassette anni è difficile pensare ai loro rappresentanti istituzionali come a sprovveduti cittadini. Hanno imparato ad amministrare le istituzioni e a spiegare le proprie opinioni in televisione, tanto da farci immaginare che abbiano sempre fatto quello nella vita. Ma non è vero: la stragrande maggioranza dei militanti e dei rappresentanti del Pdl e della Lega viene proprio dalla società civile, dai mestieri, dalle professioni, da posti qualunque. Non tutti, certo. Anche un certo numero di militanti di centrodestra ha ovviamente scelto di continuare l’impegno tra le file di quei partiti. Ma sono una minoranza, al contrario di quanto è avvenuto ai partiti di sinistra, diretti quasi tutti (con l’eccezione dell’Idv di Di Pietro) da politici di professione, senza altre esperienze lavorative.

In questi ultimi 15 anni, si è costituito un vero e proprio blocco sociale nuovo, in grado di orientare l’elettorato, pur provenendo da normalissime esperienze lavorative o giovanili. Sembra una ovvietà, eppure è una realtà negata da una comunicazione ideologica, che per società civile intende sempre e soltanto movimenti di protesta orientati contro il governo. È civile chi insulta il presidente del Consiglio al Palasharp, chi orienta tutta la sua politica contro una sola persona, chi coinvolge i bambini in manifestazioni ideologiche, per trasmettere un’eredità di odio permanente alle future generazioni. Gli altri, gli avversari, i cattivi, rappresentano la società «incivile» contagiata dal morbo berlusconiano. Non hanno diritto di rappresentanza medici, dentisti, avvocati, commercianti, casalinghe, studenti, imprenditori, che si sentono società perché condividono gli stessi valori.

È in atto da anni una vera e propria guerra civile culturale, per oscurare quanti, in assoluta libertà, hanno scelto di voltare le spalle a ideologie vecchie e nefaste. Sempre più spesso intellettuali di sinistra rivolgono invettive e scomuniche contro interi pezzi di società. Le donne hanno dignità solo se manifestano contro Berlusconi, le altre sono prostitute. I giovani vanno bene solo se protestano contro la Gelmini, i professionisti sono onesti solo se di sinistra, la giustizia funziona solo se affidata ai procuratori «eroici». Tutto il resto è fango e corruzione. Così, in una deriva estrema, si perde qualsiasi senso di società civile e mentre partiti radicali e minoritari reclutano estremisti, il partito più grande della sinistra rischia l’asfissia, perché perde le radici popolari.