«Le società coinvolte? Qui da noi solo in affitto»

Predolin: «Il locale sotto accusa è esterno Era un bar e alla richiesta di conversione abbiamo espresso forti preoccupazioni»

Roberto Predolin, presidente di Sogemi, è sorpreso dalla scoperta di un night all’interno dell’Ortomercato?
«Non “all’interno” ma all’esterno...».
Precisazione a parte, il blitz della polizia rivela che una cosca calabrese operava nell’area dell’Ortomercato di via Lombroso.
«Non c’è stato alcun coinvolgimento nell’area cosiddetta mercatale. Mi spiego. Le società coinvolte, Spam srl e Consorzio nuovo Coseli, sono locatarie dal 2001 di uffici nella palazzina di proprietà di Sogemi - quella per intenderci dove hanno sede anche gli uffici della nostra società, della direzione e della presidenza - e non hanno mai, sottolineo mai, svolto alcuna attività all’interno dell’Ortomercato. Anche lo spazio del bar è stato dato in locazione dal primo settembre 2005. E, attenzione, quando i gestori hanno richiesto al Comune la trasformazione da bar-tavola fredda in locale notturno, be’ Sogemi ha rimarcato perplessità e timori».
Scusi, Predolin, vuol dire che la società di gestione dei mercati aveva sentore di fenomeni illeciti?
«Quanto accade fuori dall’area del mercato all’ingrosso di via Lombroso è sotto gli occhi di tutti: dalla prostituzione a strani traffici notturni. Quel locale trasformato in night non avrebbe certo migliorato la situazione. Ma, ripeto, Sogemi non può far altro che esprimere, come fatto, preoccupazione per questi e altri fenomeni che continuano ad insistere sulle vie e sui piazzali esterni all’area dei mercati».
Problemi che, in verità, esistono anche all’interno dell’Ortomercato. Un esempio? La questione del facchinaggio, del lavoro nero, del caporalato.
«Lo racconta la cronaca ed è stato uno dei tanti problemi che mi sono trovato ad affrontare da neo-presidente. Ma sul tema ho già dato un giro di vite con una nuova “logistica interna” nei capannoni di via Lombroso e con controlli selezionati agli ingressi e una nuova regolamentazione degli orari di lavoro».
Giro di vite condiviso dagli operatori commerciali?
«Sì, naturalmente dev’essere condiviso con chi quotidianamente opera nei settecentomila metri quadrati di via Lombroso. Per essere chiari: agli operatori chiediamo di sapere chi entra e chi esce dal “recinto” ovvero i facchini non potranno che essere loro dipendenti oppure dipendenti di cooperative. Il lavoro nero è così spazzato via».
Prima di essere il numero uno di Sogemi, Predolin, è stato assessore al Commercio dell’ex giunta Albertini. I problemi dunque li conosceva. Si sarebbe però mai aspettato di scoprire la sede della ’ndrangheta sotto il suo ufficio?
«No, davvero una sorpresa. Preferisco però pensare al risultato ottenuto da Sogemi in pochi mesi mettendo un punto fermo nel contenzioso aperto sei anni fa con gli ittici e i fiorai e mai risolto dai miei predecessori».