«Una società al degrado Comanda chi è vicino agli amici dei terroristi»

da Roma

«Quanto sta accadendo conferma l’esistenza di una mentalità lividamente anticattolica. Detto questo credo che sia importante non limitarsi al lamento. Bisogna agire, cioè saper dare un giudizio sulla realtà attuale e, soprattutto, testimoniare...». Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, di fronte agli attacchi contro il presidente della Cei Bagnasco, si dice preoccupato per il clima anticattolico in Europa ma anche in Italia.
Che cosa pensa di quanto accaduto a Strasburgo?
«È la conferma dell’esistenza di una mentalità lividamente anticattolica e della potenza di una lobby favorevole all’omosessualità, che la considera un valore culturale il quale non solo non può essere discusso, ma non se ne può che parlar bene. L’altro giorno, parlando con i miei preti, prima di inviare un telegramma di solidarietà all’arcivescovo Bagnasco, ho detto scherzando che di questo passo l’omosessualità finirà per essere uno dei valori costitutivi della nuova Europa».
Perché questi attacchi?
«Bagnasco è un simbolo, è il simbolo di quella funzione unitaria che rafforza e facilita la vita pastorale delle chiese che sono in Italia. Il problema, però, è la risposta...».
Come bisogna rispondere, secondo lei?
«Proprio l’altro giorno commentavo con i miei studenti di un ateneo pontificio il radiomessaggio di Pio XII del Natale 1942. Parlando già allora dell’ordine interno delle nazioni, Papa Pacelli disse che “non lamento, ma azione è il precetto dell’ora”. Questo attacco sistematico e violento deve trovarci in una posizione di maggiore iniziativa, non solo di reazione. E la prima iniziativa è il giudizio: bisogna essere più incisivi nel giudizio sulla realtà».
Può fare un esempio?
«Ad esempio sopportiamo che la società italiana venga egemonizzata da frange politiche che si vantano di essere contigue a raggruppamenti ai quali si attribuisce la rinascita del terrorismo. Ad esempio trovo scandaloso che cattivi maestri, i quali hanno fatto deviare generazioni di nostri studenti negli anni Settanta, tornino a far lezione senza che l’autorità dica nulla. Si vezzeggiano i centri sociali, a Milano sfilano cortei con i nomi di presunti brigatisti da poco arrestati definiti veri resistenti, il che è innanzitutto un’offesa alla Resistenza, quella vera».
Qual è il compito della Chiesa in questo frangente della storia del nostro Paese?
«Credo debba dare il proprio giudizio sul degrado antropologico e culturale, e per questo anche morale, proponendo allo stesso tempo la bellezza della vita cristiana, di una vita più umana e intensa, più capace di amore. Siamo chiamati, ha detto il Papa a Verona, a dare risposte significative e convincenti, non limitandoci al lamento. I Dico non si contrastano solo con pronunciamenti dottrinali, ma mostrando che esiste una vita di famiglia, un’esperienza intensa, capace di sacrificio e di dedizione. Spero proprio che il Family day presenti esperienze di bellezza, perché la vittoria è nella bellezza».