La società ha diffuso ieri risultati migliori delle previsioni degli analisti. I problemi? «Telecom ha l’80% del mercato a banda larga ma investe poco sulla rete» Parisi: «Fastweb sta vincendo la scommessa» L’amministratore delegato del gruppo: «R

Maddalena Camera

da Milano

Buoni risultati preliminari per Fastweb. L’operatore a banda larga ha infatti sorpreso gli analisti con la diffusione di dati trimestrali superiori alle attese. «Stiamo crescendo bene - ha spiegato l’amministratore delegato Stefano Parisi - adesso abbiamo 644mila abbonati (più 7,7% rispetto al trimestre precedente) che vuole dire una crescita di oltre 140mila utenti in nove mesi».
Gli analisti però si aspettavano più clienti.
«A fine anno arriveremo ai 700mila promessi dal piano industriale».
Quali sono i motivi della crescita?
«Stiamo investendo molto nella rete, 1,4 miliardi di euro in due anni. Abbiamo portato la copertura da 14 a 80 città in poco meno di un anno. Per questo i nostri clienti sono cresciuti e i ricavi sono passati nei tre mesi a 258 milioni di euro (più 39% rispetto allo stesso periodo del 2004)».
Siete soddisfatti?
«Diciamo che stiamo vincendo la scommessa. Il nostro piano industriale si sta rivelando corretto».
Qual è la forza di Fastweb?
«L’offerta triple play, ossia telefono, Internet e televisione. Per far questo garantiamo ai nostri clienti almeno 6 mega di larghezza di banda».
Ma tutti chiedono la tv via Internet?
«Il 30-40% dei nostri clienti acquista il pacchetto completo. Le nostre offerte sono flessibili c’è anche chi ha la tv ma non Internet».
Quant’è il ricavo medio per cliente («Arpu»)?
«Non abbiamo ancora il dato dell’anno. Al 30 giugno era di 900 euro l’anno. Sappiamo comunque che chi ha la televisione consuma mediamente 300 euro di abbonamenti a programmi tra cui le partite di calcio di Sky. Ci sono poi i film e gli avvenimenti in pay per view».
All’inizio però ci sono stati parecchi problemi per i vostri nuovi abbonati.
«Indubbiamente, ma ora il servizio è molto migliorato. I call center ora dipendono direttamente da noi».
Quanti call center avete?
«Due: uno a Milano e uno a Bari con circa mille dipendenti. E abbiamo in programma di aprirne un’altro entro il 2006 in Sicilia».
I problemi sono finiti?
«Non del tutto. Per l’ultimo miglio dipendiamo ancora molto da Telecom Italia che ha l’80% del mercato a banda larga, ma sulla rete investe poco. In alcune città del Nord abbiamo dovuto rifiutare 20mila clienti per la bassa qualità del doppino che non garantiva un buon servizio».
Quindi cosa propone per superare il problema?
«Bisognerebbe fare come in Gran Bretagna dove gli investimenti sull’ultimo miglio, che è di British Telecom, non sono decisi dalla società ex-monopolista, ma dall’Ofcom che è l’Authority inglese. In questo modo si eviterebbero i problemi che stiamo incontrando con Telecom».
Le nuove tecnologie come il wi-fi che è stato recentemente liberalizzato dal ministro delle tlc Landolfi e il WiMax vi aiuteranno?
«Certamente. Stiamo facendo sperimentazioni con il WiMax che ci permetterà di portare “senza fili” la banda larga in alcune zone. E anche il wi-fi, già presente nella nostra offerta domestica, ci apre nuove possibilità».
Per crescere in maniera veloce potevate anche fare una acquisizione. Fastweb avrebbe potuto acquistare Wind?
«Sì, avevamo aperto la trattativa, ma Enel chiedeva troppo e abbiamo preferito investire sul nostro sviluppo».