La società milanese lancia un appello all’industria del settore, assediata dagli stranieri che drenano miliardi di risparmi Da Azimut l’allarme per i fondi italiani

L’ad Giuliani: «Il nodo è la distribuzione, non il fisco». Allo studio un superdividendo

da Milano

Azimut festeggia l’anno della svolta, con il ritorno in positivo della cassa e una performance di gestione (5,5% medio ponderato) tra le migliori del settore fondi. Ma il suo numero uno, Pietro Giuliani, non si ferma al suo particulare e lancia un allarme di sistema: «Mi domando come sia possibile che le società straniere, per quanto bravissime, abbiano fatto il pieno della raccolta di fondi nel 2006: è un rischio enorme per il sistema nazionale». Una difesa dell’italianità ben precisa: «È inevitabile che gestori esteri tendano a indirizzare la raccolta verso società estere. Quindi questa è la strada che ha preso, nel 2006, una buona fetta di risparmio italiano».
Un allarme giustificato dai numeri messi nero su bianco da Assogestioni per l’intero 2006: il solo mondo Intesa-Sanpaolo (pur comprensivo dei fondi Nextra di Crédit Agricole) ha avuto un saldo negativo tra raccolta e riscatti di 8 miliardi. Insieme con Capitalia (-3,8) e Bnl (-2,7) fanno 14,5 miliardi in soli 4 gruppi. Mentre sulla colonna dei «più» spicca JpMorgan con 3,2 miliardi. Insieme con Crédit Suisse e Ubs i tre stranieri hanno portato a casa 5,5 miliardi «degli italiani».
Il punto, secondo Giuliani, non è il vantaggio fiscale, ma la distribuzione: i grandi gruppi bancari che vendono i fondi allo sportello sono sempre meno attenti alle esigenze del cliente, al prodotto, ai portafogli. E la disaffezione verso questo «lavoro» si riflette in una fuga verso prodotti più curati, studiati, attenti. Non a caso le reti dei promotori hanno tenuto molto meglio. A cominciare da Azimut (raccolta positiva di 1,4 miliardi) ma anche gli altri indipendenti come Kairos, Ersel e Mediolanum. «Se il sistema non si renderà conto - dice ancora Giuliani - che su questo punto si gioca una scelta strategica per il Paese, l’industria dei fondi italiana rischia l’estinzione, come le balene».
Per quanto riguarda Azimut, Giuliani ha annunciato il «ritorno alla normalità». Le scorie dell’Mbo (management buy out) del 2002 sono state pienamente riassorbite e per la prima volta la posizione finanziaria netta è ora positiva per 17-22 milioni. E se non ci saranno acquisizioni nella prima parte dell'anno è possibile lo stacco di un dividendo straordinario.