Il sociologo Barbagli: «Sui rimpatri forzati la legge non funziona»

«Su cento stranieri da rispedire a casa ne vengono cacciati solo 25»

da Milano

«Ritengo che questi provvedimenti presi di recente da alcuni sindaci italiani, sulla scia dell’ordinamento anti-sbandati deciso dal loro collega di Cittadella, non siano in grado di andare oltre la dimensione della provocazione, della mobilitazione dell’opinione pubblica. Non hanno nessuna speranza, insomma, di affermarsi come nuova tendenza». Il professor Marzio Barbagli, docente di sociologia all’università di Bologna appare scettico.
Questa risposta non le piace?
«Più che non piacere a me, constato che si tratta di una risposta che nasce male, che va in una direzione sbagliata, pur riconoscendola espressione di un malessere giustificato. Tuttavia... ».
Tuttavia cosa?
«I sindaci non hanno il potere di modificare le leggi esistenti. Così si va più verso la divisione che non verso l’unione. Mentre andrebbero tenuti insieme due concetti: rispetto della legge da un lato e capacità di integrare dall’altro».
Lei cosa suggerisce di fare, di concreto?
«L’unica cosa è applicare le leggi esistenti. Questo pure se, a mio avviso, sia la Bossi-Fini sia la Turco Napolitano non vanno oltre al risultato di qualche passo in avanti».
In che senso?
«Nel senso che molto resta da fare sul punto più importante, ovvero sul fronte dei rimpatri. E non parlo soltanto di rispedire a casa gli irregolari, ma anche quei regolari che si possono considerare sospetti, che ovvero si trovano in una zona d’ombra. Ma proprio su questo punto chiave la capacità del nostro Paese si è rivelata molto modesta».
In cifre?
«Su 100 soggetti presi in considerazione per un rimpatrio coatto, gli sforzi congiunti di polizia e magistratura ne riescono a far partire 25. Appena un quarto. E questo a fronte di elevati costi e grande dispendio di energie umane».
I sindaci, quindi, su questo fronte non hanno voce?
«La storia dell’ultimo anno ci ha dimostrato che forse ne hanno potuta avere un poco almeno i sindaci delle grandi città, a prescindere dallo schieramento politico. Intendo riferirmi alla signora Moratti a Milano, per la destra, come a Cofferati e Chiamparino, a Bologna e Torino, per la sinistra. Loro sono quantomeno riusciti a portare fino al ministero l’istanza popolare di una maggiore sicurezza, cercando di strappare magari qualche potere in più. Ma sinceramente mi sembra una battaglia molto difficile. Anche perché le loro competenze in materia, vista l’inesistenza di loro contatti con le forze dell’ordine, sono pari a zero».
Converrà tuttavia sull’esistenza nel Paese di una nuova criminalità conseguenza dell’immigrazione irregolare?
«Più che di nuova criminalità, le cifre ci dicono che, prendendo a esempio due tipologie di reati come lo spaccio di stupefacenti e la prostituzione, negli ultimi 15 anni gli immigrati hanno gradualmente preso il posto degli italiani e, sul marciapiede, delle italiane».
Solo che ora il fenomeno sembra essersi esteso a zone un tempo vergini.
«Non esistono zone ex vergini. Ci sono reati, come rapine, borseggi e furti in appartamenti, che sono sempre stati più frequenti nell’Italia centrosettentrionale che non al Sud, dove invece è un fatto che restano elevati gli omicidi».