Sodano e la crisi di Forza Italia: «Noi, campioni di masochismo»

Marcello Viaggio

Parlare di burrasca all’interno del gruppo dirigente romano di Forza Italia sembra in questo momento un eufemismo. L’ultimo capitolo della tormentata stagione attuale degli azzurri è la nomina del nuovo capogruppo in Campidoglio. Michele Baldi è stato eletto con 4 voti su 6.
Ieri il presidente romano Giampaolo Sodano ha tenuto a chiamare il Giornale e dettare un breve comunicato: «Non è mai un buon inizio eleggere a capogruppo chi rappresenta una sola parte dei consiglieri - afferma Sodano nella nota -. E ciò soprattutto nel gruppo di Forza Italia al Comune di Roma. L’esperienza già dimostra che questa è una pratica masochistica. In più l’indicazione di Baldi assume, anche al di là di ogni buona intenzione, il segno politico di una contrapposizione con An, che certamente è l’ultima delle cose che servono all’opposizione in Campidoglio».
Doveroso chiedere a Sodano chiarimenti in merito al comunicato. In particolare, che cosa significa parlare di un segnale politico di contrapposizione? «Baldi viene da una lunga militanza nel partito di Fini, con cui ha rotto circa un anno fa. Anche se fosse la persona dallo spirito più unitario di questo mondo, la cosa ha il suo peso. Inevitabilmente».
Possibile che su sei consiglieri, non potessero sceglierne uno che non avesse questa sorta di identità?
«La scelta è stata dettata per segnalare una contrapposizione ad Alemanno, non si può negare».
Qualcuno tenta di scaricare le responsabilità della sconfitta elettorale su Alemanno, vuol dire?
«Be’, mi pare evidente. Cercare in lui il responsabile della disfatta è un modo, come dire?, per non guardare la trave che uno ha nell’occhio, per non parlare dei propri problemi. A me pare una mossa strumentale. Qualcuno contesta che la candidatura di Alemanno è venuta dall’alto? Ma a quel piano superiore, qualcuno di Forza Italia ci sarà pure stato, o no? O Alemanno si è autocandidato da solo davanti allo specchio?».
Sembra esserci quasi una maledizione sulla scelta del capogruppo di Fi. Nella passata consiliatura 5 diversi capogruppi in 5 anni.
«Ma sempre per lo stesso vizio di formare una maggioranza in contrapposizione a una minoranza interna. Questa volta c’è stato di più. Nell’ultima riunione in via dell’Umiltà, lo stesso vicecoordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto aveva raccomandato: “Per l’elezione del capogruppo, non fate il solito errore di altre volte. Serve l’unanimità. Basta con un capogruppo all’anno”. Lo stesso pomeriggio, il capogruppo lo hanno eletto a maggioranza. Faccio male a parlare di scelta masochista? Il buon senso richiederebbe di cercare una sintesi unitaria. Il problema è la messa in discussione della nostra forza elettorale. E invece, la prima mossa che fai è spaccare il partito? Che senso ha? Questo è masochismo».
Lei è da due anni alla guida di Forza Italia a Roma. Come si sente ora, personalmente, dopo le continue ondate di burrasca?
«Io ho la coscienza a posto. Già un anno fa avevo segnalato a tutti, a livello locale e nazionale, la situazione. Ho spedito una lettera ai vertici di Fi esattamente prima delle Regionali 2005: attenzione, dicevo, che si va al disastro, il partito a Roma è attraversato da scontri, da inimicizie, c’è un gruppo dirigente incapace di fare squadra, che non presta attenzione alla società civile. Non sono stato ascoltato».