La soddisfazione di Berlusconi: promesse mantenute dal Colle

Plaudono anche An, Udc e Lega. Irritati i ds: «Si cerca di strumentalizzare il capo dello Stato»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«In questa giornata si può dire che è un raggio di sole». Così il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, ha accolto, secondo quanto riferito da ambienti di Forza Italia, l’invito formulato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al dialogo tra le forze politiche e alla messa al bando di intenti distruttivi nei confronti di chi ha governato in precedenza. «Napolitano ha fatto quanto ha promesso», ha aggiunto l’ex premier riferendosi ai propositi del discorso di insediamento.
«Noi accogliamo volentieri l’appello del capo dello Stato, nella consapevolezza però che non può esserci dialogo con chi da anni sparge odio contro gli avversari politici e accentua ogni giorno di più la sua concezione proprietaria delle istituzioni e del Paese», ha aggiunto il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi. L’auspicio di Napolitano, ha rilevato, «ha messo il dito nella piaga di una maggioranza senza respiro programmatico, tenuta insieme solo dal cemento del potere e che ha come unico obiettivo quello di demolire le riforme della Cdl». Un’esortazione, che secondo il coordinatore azzurro, «Prodi non sarà in grado di cogliere, pena la dissoluzione della sua incerta maggioranza».
Un analogo rilievo è stato mosso dal capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli. «Concordo con quanto affermato dal capo dello Stato, ma l’esordio del governo va in tutt’altra direzione. Oltre a disporre lo spacchettamento dei ministeri e a moltiplicare le poltrone, l’esecutivo ha proposto di bloccare alcune riforme importanti: da quella della scuola all’ordinamento giudiziario, dallo stop al ponte sullo Stretto fino al tentativo di fermare la delega ambientale». Una direzione, quella presa dal nuovo governo, che non sembra puntare alla convergenza tra i poli desiderata da Napolitano né tantomeno alla conservazione del lavoro precedentemente portato avanti. «Se tanto mi dà tanto - ha concluso Matteoli - non credo si possa sperare che Prodi e soci ascoltino l’autorevole monito».
Soddisfatto anche il portavoce nazionale dell’Udc, Michele Vietti, che ha sottolineato come l’invito di Napolitano «faccia giustizia di alcune tentazioni echeggiate nelle scorse settimane di fare tabula rasa delle riforme del centrodestra». Vietti ha inoltre ricordato come sia stato proprio l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, a sostenere la possibilità di «non escludere convergenze su temi di interesse generale». Anche il coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli, ha apprezzato l’intervento di Napolitano relativamente alla necessità di far ripartire il dialogo tra gli opposti schieramenti sulle riforme istituzionali dopo il referendum. Si può affermare, quindi, che tutta la Casa delle libertà abbia risposto unanimemente all’appello.
Dall’altre parte dell’emiciclo si è invece registrata una silenziosa latitanza. Tra i pochi a rompere la cortina di ferro del centrosinistra si segnala il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che non ha risparmiato apprezzamenti e lodi allo spirito bipartisan del presidente. «Il discorso di Napolitano è stato di grande moderazione, grande equilibrio e grande buonsenso», ha dichiarato Mastella sottolineandone il nobile proponimento di «raffreddare l’antagonismo tra maggioranza e opposizione».
Il capogruppo dell’Ulivo al Senato, la diessina Anna Finocchiaro, ha bollato l’adesione del centrodestra all’appello del capo dello Stato come «una strumentalizzazione poco elegante nei confronti del presidente della Repubblica». Dario Franceschini, capogruppo diellino dell’Ulivo alla Camera, ha osservato che le parole del presidente «sono da condividere e apprezzare». Poi più nulla al di là di qualche sortita in chiave referendaria sul richiamo del presidente.
Con una compattezza degna dell’esercito spartano l’Unione, soprattutto nelle sue componenti di sinistra radicale, ha evitato di rilanciare. Sebbene in passato l’Ulivo fosse pronto a trasformare in tempesta qualsiasi refolo si levasse dal Quirinale.