La soddisfazione della Lega: è questa la linea vincente

Maroni: «La notte ha portato consiglio nella Cdl». Calderoli: «Assurdo portare i nostri voti in soccorso all’Unione». Castelli: «E ora puntiamo al successo nel referendum»

Antonio Signorini

da Roma

«Come farebbe Berlusconi a votare un comunista?». Tocca a Roberto Calderoli incassare un risultato che i leghisti rivendicano come proprio. La Casa delle libertà non ha appoggiato il Ds Giorgio Napolitano e, a meno che non emergano novità clamorose, non lo appoggerà nemmeno nelle votazioni di oggi. Il candidato del centrosinistra deve rimanere tale. «La notte ha portato consiglio nella Cdl», secondo il capogruppo alla Camera Roberto Maroni. Perché, secondo il Carroccio, fare eleggere l’esponente migliorista della Quercia con i voti dell’opposizione sarebbe stato un soccorso inaccettabile («assurdo eleggere Napolitano con voti della Cdl mentre gli mancano voti della sinistra», spiega Calderoli), in contraddizione con la linea tenuta da tutta la coalizione di centrodestra durante la campagna elettorale. E, soprattutto, in contraddizione con quel metodo adottato dal premier nelle ultime settimane prima del voto, che ha permesso alla Cdl di recuperare consensi e sfiorare la vittoria. «Come farebbe Berlusconi - osserva Calderoli - a spiegare ai suoi elettori che ha votato un comunista, dopo una campagna elettorale in cui ha battuto sull’anticomunismo? E che Napolitano sia un comunista lo ha ribadito oggi lo stesso Fassino con le sue dichiarazioni quando ha detto che votando Napolitano si riconosce il ruolo avuto dal Pci nella storia d’Italia».
Il Carroccio, insomma, vuole sfruttare la rincorsa delle ultime politiche per quello che i leghisti considerano l’appuntamento politico più importante, il referendum di giugno che deciderà il destino della devoluzione. «Attenzione - avverte Roberto Castelli - la Lega ha fatto un cammino lungo 5 anni per votare una grande riforma. Abbiamo portato la croce per 5 anni, dobbiamo ancora portarla per un mese. Vedo voglia di rivincita - conclude - e quale migliore rivincita se non far vincere il referendum?».
Quando ieri i grandi elettori hanno votato per la seconda volta la linea della coalizione era ancora da decidere. E i 38 leghisti hanno votato compatti per Umberto Bossi. Prima del terzo turno la Cdl ha trovato l’intesa sulla scheda bianca e al Senatur è rimasto un voto di testimonianza. La linea del Carroccio è passata e anche Umberto Bossi, raccontano i vertici del partito, è soddisfatto. Pure i centristi e Alleanza nazionale si sono adeguati. Ma l’Udc non cede e il segretario Lorenzo Cesa spiega che anche oggi premeranno sugli alleati affinché il centrodestra converga su Napolitano.
Un tentativo inutile, visto che l’unica cosa che secondo la Lega si deve ancora decidere in vista delle votazioni di oggi è se continuare con la scheda bianca o se studiare metodi che scoraggino elettori della Cdl a votare come il centrosinistra. Tecniche, sembra di capire, come quelle adottate dal centrosinistra per l’elezione di Franco Marini alla presidenza del Senato.
Per i centristi vale l’avvertimento dei giorni scorsi: «Se l'Udc dovesse decidere di votare per Giorgio Napolitano la Cdl sarebbe bella che finita», ribadisce Maroni. Per il capogruppo dei deputati leghisti ed ex ministro del Welfare Berlusconi avrebbe commesso «un clamoroso errore» se avesse appoggiato Napolitano. «Ma quando uno si ravvede - ha aggiunto parlando con i giornalisti in Transatlantico - è sempre un fatto positivo».