Soffia il venticello della calunnia: metà delle persone crede ai pettegoli

Lo studio: il 44 per cento dà credito alle dicerie anziché ai propri occhi. Le "voci" sono considerate più attendibili della verità

E poi dicono che siamo vittime della società del gossip. Sarebbe invece tipico della natura umana scegliere di credere a voci e dicerie, anche quando quello che possiamo verificare con i nostri occhi dimostrerebbe il contrario. In Germania hanno voluto verificare scientificamente, e al Max Planck Institute per la biologia evolutiva di Plon hanno sottoposto un gruppo cavia di centoventisei studenti divisi in gruppi di nove a un esperimento, neanche particolarmente sofisticato, per dimostrare che il pettegolezzo ha più potere della verità e che due persone su tre credono al «sentito dire».

Nelle società umane, sostengono i ricercatori nel loro articolo pubblicato sull’ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), la comunicazione sullo status dei suoi membri - e sulla loro reputazione - rappresenta una parte molto significativa di tutto il complesso delle comunicazioni. Altre ricerche avevano già mostrato come la reputazione di una persona ha una notevole influenza sulle dinamiche cooperative che possono coinvolgerla, sia in senso positivo che negativo.

I ragazzi hanno ricevuto una somma di denaro da scambiarsi tra di loro. Dovevano scrivere i loro commenti sul comportamento dei vari giocatori, e tutti gli altri potevano vederli. Il risultato finale e chiarissimo è stato che le persone erano meno inclini a dare soldi a chi era stato descritto dagli altri come «tirchio» o «gretto», mentre si rivelavano propense a offrirne ai partecipanti definiti «generosi» o «disponibili». Dando così importanza esclusivamente alle dicerie, e non soffermandosi sul comportamento dei giocatori, che invece potevano tranquillamente verificare di persona durante il gioco.

La ricerca è andata avanti seguendo tutto il percorso di una chiacchiera, dalla creazione, al passaggio di bocca in bocca, fino all’influenza sulle reazioni di chi l’ascolta: dimostrando non solo, com’è naturale immaginare, che gli individui tendono a evitare di avere a che fare con le persone sulle quali girano voci negative, ma che il 44 per cento delle cavie ha modificato la sua opinione su una persona a seguito del gossip, pur in forte contraddizione con un comportamento visto con i propri occhi prima di sentire il pettegolezzo. Pettegolezzo che fa parte della vita di tutti i giorni ben più di quanto si pensi, anche nelle azioni quotidiane più importanti e decisive.

Ma, a parte la spiegazione scientifica, non è una novità che il nostro cervello sia così portato alla pigrizia (e quindi a lavorare di meno, affidandosi di preferenza al lavoro degli altri) e così sensibile alle impressioni e a quel «venticello» che secondo il Barbiere di Siviglia era la potentissima calunnia.

Questo per esempio non dovrebbe stupire chiunque abbia frequentato l’università e sostenuto esami. Nell’ambiente che si vorrebbe più illuminato e attento a rispettare le conoscenze oggettive, la scena di rito ad ogni interrogazione da sempre prevede che il professore prima di decretare il voto per lo studente, dia un’occhiata al suo libretto. E inevitabilmente aggiusti il giudizio in base ai risultati degli esami precedenti. La vera lezione per tutti da allora è che per garantirsi la strada in discesa, in qualsiasi percorso bisogna assolutamente fare la migliore impressione possibile sui primi interlocutori.

Mentre chi avesse ancora qualche dubbio sull’utilità delle voci inventate ad arte per creare un personaggio mediatico, oppure per mantenere sempre viva l’attenzione sulle celebrità, può ricredersi. La calunnia come mezzo per l’elevazione alla ribalta vip non è più una sorpresa per nessuno, pare anzi diventata la merce più richiesta per barattare il successo in cambio di una trascurabile umiliazione personale, che quasi sempre passerà presto, mentre i profitti dell’operazione resteranno e saranno spesso tutt’altro che irrisori. Le Vallettopoli, con le loro Gregoraci e i loro Corona, dimostrano che il detto «calunniate, calunniate, qualche cosa resterà», talvolta attribuito a Talleyrand, è quanto mai attuale, e che se è vero che la calunnia è più potente della realtà, vale la pena affidarcisi, potendola manipolare secondo i propri fini.