Soffoca nel sonno la madre paralitica

Nelle intenzioni di Mariangela G. 57enne pensionata di Pogliano Milanese, arrestata per omicidio volontario e premeditato, di morti ce ne sarebbero dovuti essere tre. La donna infatti aveva pensato di porre fine alla propria esasperazione sterminando l’intera famiglia, della quale facevano parte l’anziana mamma e il fratello sessantenne, chiudendo il macabro cerchio col proprio suicidio. Per fortuna il tragico progetto è riuscito solo in parte: dopo aver soffocato la madre invalida, ha mancato il risultato col fratello. Ed alla fine non ha trovato il coraggio per lanciarsi nel vuoto dall’ultimo piano di un palazzo, raggiunto dopo l’omicidio. A questo punto, resasi conto della drammatica realtà è scesa in strada ed ha telefonato ai carabinieri. Spiegando: «Venite, ho ucciso mia madre, l’ho soffocata con un sacchetto di plastica. Non ce la facevo più ad accudirla». È successo l’altra sera nel piccolo comune alle porte di Rho, dove i carabinieri si sono imbattuti in un dramma familiare inimmaginabile. Nella casa a pian terreno di via Monsignor Paleari 13, in pieno centro, c’è il corpo senza vita di Virginia S., 83 anni, in un’altra camera da letto, impossibilitato a muoversi per una malattia alle gambe e disperato, il figlio Marco 60 anni scampato per un soffio alla morte. Sull’uscio ad attenderli, Mariangela, calma, serena, quasi sollevata, che rimarca agli investigatori il perché del folle gesto. Il quadro che emerge è straziante: la signora Virginia era oramai costretta a letto da tempo, paralizzata agli arti a seguito di un ictus. La figlia Mariangela nubile, da 6 anni la accudiva con amore, tanto da lasciare perfino il proprio lavoro in una ditta di abbigliamento della zona. Ma recentemente, alla serenità con cui accettava la malattia della madre era subentrata angoscia e frustrazione. Anche perché in famiglia, ad ammalarsi era stato pure il fratello. Troppo il peso da reggere sulle spalle di una donna sola. La soluzione? La morte, la cancellazione di tutte le sofferenze per gli ammalati e per chi sta loro vicino. Dopo cena Marco va a letto e si addormenta; Mariangela rimane sola con la madre e decide di mette in atto il suo piano. Le infila la testa in un sacchetto di plastica e la soffoca, senza far rumore. Poi, forse vorrebbe fare altrettanto con il fratello che fatica a muoversi, cogliendolo nel sonno. Ma l’uomo si sveglia per tempo e lei, spiegatogli quanto aveva già fatto, cerca di portarlo con sé in un duplice suicidio. Marco non ci sta, così Mariangela corre in via Oberdan, dove hanno un alloggio al terzo piano di un palazzo popolare, off limits per i suoi familiari a causa delle scale; apre la finestra del ballatoio, sale su uno sgabello per il volo finale, ma l’istinto di conservazione alla fine ha la meglio. Non trova il coraggio di uccidersi e quindi, tornata sul luogo del delitto chiama i carabinieri per consegnarsi nei panni dell’assassina. Un delitto, che ha più il sapore di eutanasia, al quale fa da contorno la malattia, la solitudine. Un amore filiale come pochi, minato improvvisamente dal crollo del fratello, un’altra pesante croce, troppo pesante da portare unicamente sulle sue spalle fragili.