Sofri fa lo sponsor di Fassino, Ds in rivolta

Roma - E meno male che, invitato da Piero Fassino, l’altroieri sera, aveva pure detto una battuta paradossale: «Sciogliere i partiti è... bellissimo». Meno male, perché l’invito rivolto e accettato da Adriano Sofri alla presentazione della mozione congressuale sul Partito democratico del segretario (che per altro da mesi si affanna a ripetere che la Quercia «non si scioglie») è stato l’equivalente di un piccolo terremoto, in casa Ds.
Tutto inizia martedì sera, quando i presenti registrano una presenza «particolare» al cinema Capranica di Roma, quella dell’ex leader di Lotta continua. Già in serata la notizia è «strillata» sui titoli delle agenzie, il giorno dopo (ovvero ieri) arriva l’elettrochoc. A rendere pubblico per prima il suo disagio per la presenza dell’ex leader di Lotta continua nel pantheon del nuovo partito, è Olga D’Antona, la vedova di Massimo (vittima delle Brigate rosse). La sua dichiarazione è un piccolo ciclone: «Che significato ha quell’invito?». La lettera della D’Antona (che fra l’altro è parlamentare diessina) è tutt’altro che forcaiola, non contiene prese di posizione aprioristiche. Ma forse proprio per questo la sua condanna è netta e crea grandi problemi a Fassino, che affiderà la risposta al suo vice, il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca. Una risposta molto succinta, e persino tardiva.
L’attacco della vedova. La D’Antona aveva esordito così: «Nella giornata di ieri, in occasione della presentazione della mozione di maggioranza dei Ds, tra gli interlocutori chiamati a discutere con Piero Fassino, c’era anche Adriano Sofri. Premetto - spiegava la deputata diessina - che a volte ho avuto modo di apprezzare le cose che Sofri ha scritto e che, in considerazione del suo stato di salute, non ho mai manifestato contrarietà alla concessione della grazia nei suoi confronti per motivi umanitari». E aggiungeva: «Mai ho mostrato un particolare accanimento né spirito di vendetta verso chi, pur essendo stato autore di gravi atti di terrorismo, ha scontato la propria pena e ha mostrato segni di ravvedimento. Non posso altresì fare a meno di rilevare che Adriano Sofri è stato condannato - sottolineava - con sentenza passata in giudicato - per l’omicidio di un servitore dello Stato e che non ha finito di scontare la sua pena. A questo punto - proseguiva la D’Antona - mi chiedo perché il gruppo dirigente del mio partito, che è partito di governo, lo sceglie come interlocutore privilegiato, in un passaggio che indubbiamente è un passaggio epocale nel nostro partito e nella storia della politica italiana. Qual è il messaggio simbolico di questa scelta?».
Il ragionamento che segue è durissimo: «Se si ritiene che Sofri sia vittima di un errore giudiziario, in base a elementi concreti - chiedeva la D’Antona - perché non chiedere la revisione del processo per scagionarlo e cercare i veri colpevoli? Ma se invece è colpevole, come la magistratura ha ritenuto, chiedo ai dirigenti del mio partito, che hanno ricoperto e ricoprono importanti incarichi di governo (presidente e vicepresidente del Consiglio, ministro della Giustizia, ministro degli Esteri) se, in un Paese democratico, questo non rappresenti un vulnus nei rapporti con una delle più importanti istituzioni dello Stato, cioè nei confronti della magistratura, che ha emesso una sentenza definitiva, infliggendo una pena non ancora completamente scontata». La deputata concludeva così: «Credo che si debbano fare i conti con la storia e che il modo peggiore sia comportarsi come se non fosse successo niente».
La polemica con Mussi. La sfortuna vuole che Sofri avesse fatto arrabbiare anche Mussi: «È raccapricciante, se non addirittura comica - aveva detto - l’idea che Mussi, la sua componente, ma anche Salvi, escano dai Ds per andare non si sa dove e perché». E il ministro ieri ha risposto piccato: «Rispetto Sofri, sono sempre stato favorevole alla grazia - attacca Mussi - e trovo molto stimolanti certi suoi interventi. Ieri però è andato fuori dal seminato, quando si è assunto l’onere di lanciare anatemi verso le minoranze Ds». E poi: «È libero di cominciare con Lotta continua e finire nel Pd, io non discuto le sue decisioni... Ma, perlomeno, cerchi di fare altrettanto».
La replica di Migliavacca. Così le parole di Migliavacca, che arrivano solo in serata, sono un tentativo di riparazione: «Adriano Sofri - spiega - è una personalità della cultura italiana, espressione anche di una visione globale dei problemi del mondo e di una tensione innovativa della politica e della sinistra. Per questi motivi - aggiunge il coordinatore della segreteria della Quercia - siamo felici che abbia portato il suo contributo, peraltro apprezzato, alla presentazione della mozione e siamo fiduciosi che come altre personalità della cultura sarà interessato alla costruzione del Partito democratico».