Sofri, nuovo passo verso la grazia «È incompatibile con il carcere»

Il giudice di sorveglianza dispone un altro differimento di pena per l’ex leader di Lc che sarebbe potuto tornare in cella il 24 dicembre. I legali dei Calabresi: «Un’anomalia»

da Milano

Adriano Sofri resta a casa. Nel limbo della pena sospesa. Le sue condizioni di salute sono assolutamente incompatibili con il carcere, come attesta una relazione medica: così il magistrato di sorveglianza di Firenze non se l’è sentita di rispedirlo in cella, al Don Bosco di Pisa, ma ha deciso di prorogare quello che tecnicamente è un differimento della condanna. Poi ha avvisato il ministro Clemente Mastella che ha subito informato il Quirinale.
A novembre dell’anno scorso, Sofri si era sentito male e solo la tempestività dei soccorsi e la bravura dei medici dell’ospedale Santa Chiara di Pisa l’aveva salvato da una morte sicura. Il malato era stato operato all’esofago, poi lentamente era cominciata la ripresa. A febbraio c’era stata una seconda operazione, per un’infezione ai polmoni, intanto la magistratura aveva deciso di mettere fra parentesi la detenzione. E alla fine sul calendario era stata segnata una data: quella del 24 dicembre 2006. Giorno del possibile rientro al Don Bosco. Autonomamente, il giudice di sorveglianza di Firenze ha disposto un ulteriore slittamento che potrebbe anche non essere l’ultimo: nelle prossime settimane sarà il tribunale di sorveglianza, in composizione collegiale, a prendere una decisione più ponderata.
Così fra il Sofri «prigioniero», con una condanna lunga 22 anni, e il Sofri in attesa della grazia, che peraltro non ha mai chiesto, c’è spazio per un terzo Sofri: malato e dunque lontano dalle sbarre per ragioni umanitarie. «In questo momento la grazia per Sofri non è d’attualità - mette le mani avanti Luigi Li Gotti, sottosegretario alla Giustizia e avvocato della famiglia Calabresi -. E il differimento dell’esecuzione della pena lo dimostra. Rimango a quanto mi disse il ministro Mastella qualche mese fa - prosegue il legale - se dovesse esserci un provvedimento di grazia per Sofri sarà prima informata la famiglia Calabresi. E questo per evitare quanto accadde con il caso Bompressi, quando i familiari del commissario ucciso seppero dell’atto di clemenza a cose fatte. Fino a oggi - fa sapere Li Gotti - non ci sono stati contatti con la famiglia».
E quindi il dossier Sofri sembra non aver fatto passi in avanti. A maggio, quando Giorgio Napolitano, aveva concesso il provvedimento di clemenza nei confronti di Bompressi, ritenuto il killer del commissario Calabresi, molti pensavano che la pratica Sofri avrebbe seguito a ruota lo stesso percorso. Ma i tempi si sono dilatati. Anche se il guardasigilli non è più quel Roberto Castelli che sul punto così infiammato aveva contraddetto perfino Ciampi.
Nell’Italia dalla coscienza lacerata e incapace di prendere una strada netta, la soluzione spesso arriva solo per via anagrafica. La malattia indica che anche per Sofri, al centro di uno dei casi più controversi e dilanianti della storia italiana, si va in questa direzione. Luigi Calabresi fu ucciso a Milano il 17 maggio 1972 e quell’omicidio feroce segna l’inizio degli anni di piombo e di una stagione di lutti per il Paese. Una livida campagna denigratoria aveva individuato in Calabresi il boia che aveva fatto volare dalla finestra della questura di Milano il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, fermato dopo la strage di piazza Fontana. Non era vero e, come accertò l’allora giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, Calabresi non era nemmeno presente nella stanza quando Pinelli precipitò. Nell’intreccio insolubile dei problemi italiani, pochi giorni fa il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha detto che Pinelli fu la diciassettesima vittima di piazza Fontana. Ora le quattro persone al centro dell’inchiesta Calabresi vivono destini diversi: Leonardo Marino, il pentito di questa storia, è tornato a vendere le frittelle a Bocca di Magra; Giorgio Pietrostefani è latitante; Ovidio Bompressi è rientrato nella sua abitazione di Massa; Sofri ha imboccato il viale di una lunga convalescenza. Che sarebbe dovuto finire per Natale e si allungherà invece per mesi. O per anni. C’è chi legge la scelta della magistratura come una grazia strisciante: «Certo - aggiunge con un filo di perplessità lo stesso Li Gotti - mi sembra abbastanza anomalo e insolito che un giudice, di propria iniziativa e senza alcuna documentazione, decida la sospensione della pena». Ma Davide Guadagni, amico di Sofri, la vede in tutt’altro modo: «Le condizioni di Adriano sono molto delicate e sta vivendo un momento particolare in famiglia». Proprio Guadagni, però, prova a immaginare un futuro solido, non appeso ai provvedimenti provvisori dei giudici: «Sarebbe il caso di chiudere una vicenda avvenuta 35 anni fa, indipendentemente dai giudizi di colpevolezza».