Sofri torna all’Università, da bibliotecario

La visita dell’ex sottosegretario alla giustizia Corleone: «In carcere sta peggio di prima, ha una cella piccolissima»

Simona Giuntini

da Pisa

Dopo oltre quarant’anni di assenza dalla Scuola Normale Superiore che lo ha visto studente, l’ex leader di Lotta continua Adriano Sofri, detenuto da otto anni e mezzo nel carcere di Pisa, è tornato ieri nella prestigiosa Università in qualità di impiegato. Da quella stessa Università Sofri venne espulso nel 1963 non per la sua querelle con Filippo Togliatti nè per un presunto scarso rendimento (la permanenza alla Normale è subordinata a una media di libretto di 27): venne sorpreso nella stanza del collegio con la ragazza che poi divenne sua moglie.
Ora ritorna da impiegato bibliotecario: dieci ore di lavoro al giorno, 800 euro di stipendio nella Scuola per eccellenza, quella che ha formato tra gli altri il presidente Carlo Azeglio Ciampi. Puntuale, Sofri è uscito dal Don Bosco poco prima delle 9 e a piedi si è recato al palazzo della Carovana dove tra i primi ad attenderlo ha trovato Vittorio Cerri, il direttore del carcere dove Sofri deve rientrare ogni sera.
Pantaloni grigi, polo color albicocca, giacca nera: questo l’abbigliamento che l’ex leader di Lotta continua ha scelto per il suo primo giorno di lavoro. «Fatemi pure le foto, ma non mi metto in posa», ha scherzato con i fotografi che lo attendevano all’ingresso della Scuola dalla quale venne espulso un anno prima della laurea.
Il suo arrivo in facoltà non è certo vissuto a cuor leggero da studenti e professori. «Minimizzare» sembra essere la parola d'ordine per studenti e professori perchè, come ricorda il portavoce Massimiliano Tarantino, usando le parole del direttore «la Normale è una scuola d'élite su base egualitaria». Tradotto: nel Palazzo della Carovana si entra solo se sei dotato di «talento» speciale. Il primo impegno di Sofri è stata una riunione operativa con il prorettore agli archivi e alle biblioteche della Normale, Michele Ciliberto che fu allievo, assistente, poi sostituto alla cattedra di Garin; poi la riunione con la dottoressa Sandra Di Majo per definire l’iter di schedatura, inventario e catalogazione delle donazioni Garin e Timpanaro, che l’ex leader di Lotta continua dovrà curare. Sofri occupa una stanza al secondo piano del palazzo della Carovana. Per il momento lavora da solo, ma non è escluso, vista l’entità dei lasciti, che in futuro dei collaboratori possano affiancarlo.
Adriano Sofri lavorerà tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. Consumerà il pranzo nella mensa della Scuola insieme a studenti, docenti ed impiegati, anche se ieri ha preferito evitare dato il clamore suscitato per il suo arrivo.
Nel primo pomeriggio è arrivato in visita anche l’ex sottosegretario alla giustizia Franco Corleone che ha portato in dono il libro scritto da lui, «La guerra infinita». «La situazione di Adriano è peggiorata - ha detto Corleone che ieri mattina ha visitato la nuova cella - è piccolissima, non c’è aria, ha un lavandino microscopico e una turca a vista. Inoltre, è piena di zanzare».
«Ho passato tutto il giorno a correggere bozze di un libro edito dalla Normale che si intitola “Skemata”. Interessantissimo, un grande lavoro», sono state poi le uniche parole dette ai giornalisti che l’attendevano all’uscita prima di riprendere la strada del carcere.
Sofri, condannato a 22 anni di reclusione per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, oggi sarà di nuovo nel suo ufficio, in quella stanza della Torre dell’Orologio dove morì di fame il conte Ugolino. Si dedicherà al fondo Sebastiano Timpanaro jr., che comprende circa 8.000 volumi e 7.000 opuscoli, carte, manoscritti ed appunti di lavoro del più grande filologo classico italiano, ed al fondo di Eugenio Garin, che raccoglie volumi di estremo valore, tra cui alcune prime edizioni delle opere di Giovan Battista Vico e alcuni scritti di Cartesio e di Rousseau.