Sofri torna in libertàdopo ventidue anniE va all'isola del Giglio

L'Ufficio di sorveglianza di Firenze firma il provvedimento. Nel 2009 Sofri scrisse: "Di nessun atto terroristico degli anni '70 mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì". La vedova del commissario: "Non cambiano i miei sentimenti"

"Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, 'Calabresi sarai suicidato'". Nel 2009 Adriano Sofri pubblicava il libro La notte che Pinelli. In quelle pagine, dopo le polemiche che nel settembre scorso aveva sollevato sostenendo che l'omicidio dell'allora viceresponsabile della squadra politica della Questura milanese "non fu terrorismo", Sofri si fece carico, per la prima volta, della morte che aprì le porte agli anni di Piombo. Eppure non ha mai smesso di proclamarsi innocente. Corresponsabile sì, colpevole mai. Oggi l'ex leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva come mandante dell'omicidio di Luigi Calabresi, è libero per aver finito di scontare la pena: l’ufficio di sorveglianza di Firenze sabato ha firmato il provvedimento.

Un pena lunga ventidue anni. Durante questo quarto di secolo Sofri non ha mai presentato la richiesta di grazia. Quando negli anni ottanta abbandonò la militanza politica, ha studiato a lungo, tanto da produrre un'infinita bibliografia fatta di articoli e saggi su Panorama, Repubblica e Il Foglio. Come se uno spartiacque segnasse profondamente la militanza e tutto quello che venne dopo. E' lo stesso Sofri a ribadire, più volte, "la differenza fra il nostro modo di pensare di allora e quello di oggi". "Una febbre da cui siamo sfebbrati - ha ribadito l'ex leader di Lotta Continua - ci faceva vedere cose che non vediamo più. A un prezzo, anche: di non riuscire più a ricordare e trasmettere la nostra commozione di allora". Dopo un lungo iter giudiziario, Sofri e Giorgio Pietrostefani (quest'ultimo latitante in Francia) furono condannati come mandanti dell'omicidio Calabresi, mentre Ovidio Bompressi come l'esecutore materiale. Il pentito Leonardo Marino, correo confesso dell'omicidio, venne invece condannato a undici anni di carcere: la pena fu poi prescritta.

Nel giugno del 2005 Sofri ottenne la semilibertà per poter collaborare con la scuola normale superiore di Pisa alla sistemazione degli archivi di Eugenio Garin e Sebastiano Timpanaro. Nel novembre dello stesso anno è stato colpito da una malattia piuttosto rara, la sindrome di Boerhaave, e venne ricoverato all'ospedale Santa Chiara di Pisa ottenendo la sospensione della pena. Dimesso nel gennaio del 2006, l'ex numero uno di Lotta Continua era tornato in libertà per il periodo di convalescenza rimanente trascorrendo gli ultimi cinque anni agli arresti domiciliari nella sua residenza sulle colline a Tavarnuzze all’Impruneta (in provincia di Firenze).

Da oggi, dopo ventidue anni di detenzione, Sofri è tornato a essere un libero cittadino. E, per prima cosa, è andato sull'Isola del Giglio per seguire il lento naufragio della Costa Concordia. "L’itinerario giudiziario della vicenda non mi ha mai convinto in alcun modo della responsabilità di Sofri", ha sottolineato all'Adnkronos il legale di Sofri, avvocato Alessandro Gamberini, precisando di non voler "rinfocolare le polemiche". Perché, dopo ventidue anni, le polemiche stanno a zero. Lo stesso Sofri ha preferito il silenzio: "Come sto? Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace".

"Ormai da molto tempo nessuno era più in carcere per l’omicidio di mio marito e questo passaggio non cambia i miei sentimenti" ha commentato la vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma Capra. "Ho sempre creduto - aggiunge la vedova Calabresi - che la verità e la giustizia sarebbero state il risarcimento più grande: siamo riusciti a ottenerle entrambe, grazie all’impegno di magistrati coraggiosi e scrupolosi, e le sentenze sono state rispettate". "Non posso poi non notare - prosegue Gemma Capra - come in questi ultimi anni le Istituzioni abbiano mostrato un’attenzione e un rispetto nuovi verso le vittime del terrorismo e delle stragi, a partire dalla celebrazione del Giorno della Memoria. A maggio saranno passati ben quarant’anni dalla morte di mio marito: oggi il Paese ha il dovere di guardare avanti - conclude - e io continuerò ad impegnarmi per tenere vivo il ricordo".