Software «no logo» L’Italia big mondiale

Nel campo dell’«open source», il software sviluppato collettivamente e senza marchio di proprietà, già nel 2002 la comunità italiana era la quarta a livello mondiale subito dopo Francia, Germania e Usa. Un dato confermato nell’ultimo rapporto Censis su «Il controllo delle reti telematiche». Malgrado gli italiani siano tra i maggiori animatori del web 2.0, il cosiddetto internet partecipativo, difficilmente riescono a fare della loro passione una professione. La ragione, spiega Gianni Dominici, responsabile del settore innovazione del Censis, «sta nel fatto che aziende grandi e piccole non sanno andare a scovare i talenti che operano nella rete, attraverso il blog od operando su siti come Flickr, e investire su di loro». Una tendenza confermata anche da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, che afferma: «Il settore non ha investito sul mercato come avrebbe dovuto». La ragione, per Roma, non è da ricercare solo nell’oligopolio telematico che caratterizza la realtà italiana: «Negli altri Paesi non è un freno: altrove si investe anche su piccole realtà».