Software, no della Ue ai brevetti

Laura Verlicchi

da Milano

Il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sulla brevettabilità dei software, dopo tre anni di dibattiti e polemiche. La sonora bocciatura - 648 i voti contrari, 14 a favore e 18 gli astenuti - non colpisce solo la proposta ma anche e soprattutto le istituzioni europee: Commissione e Consiglio, che insieme hanno adottato il controverso progetto sulla brevettabilità delle «invenzioni attraverso il computer».
La bozza di direttiva, già approvata dai ministri della competitività dell'Ue nel marzo scorso, non riconosceva in linea di principio la brevettabilità dei software in quanto tali, ma introduceva la possibilità di brevettare le invenzioni che li utilizzano nell'ambito di un sistema e che vi fanno ricorso per garantire il funzionamento di apparecchiature o strutture. È il caso, ad esempio, dei telefoni cellulari, degli elettrodomestici intelligenti, o dei dispositivi che azionano apertura e chiusura di cancelli, garage o automobili. Una proposta analoga a quella già in vigore negli Usa, sostenuta dai colossi di informatica e tlc, quali Microsoft e Ibm, ma anche Alcatel, Ericsson, Nokia, Philips e Siemens, che proprio qualche giorno fa, in una lettera comune, hanno lanciato un ultimo appello all'Ue in favore della discussa direttiva.
Un passo che certamente non ha contribuito a dissipare i timori degli europarlamentari circa il possibile rafforzamento del monopolio informatico da parte delle multinazionali, spingendoli a proporre in prima lettura modifiche al testo per renderlo più rigido, respinte però dalla Commissione.
A quel punto, l’assemblea di Strasburgo ha bocciato la proposta con «la votazione più unanime mai registrata», ha detto il suo presidente Josep Borrell. Un atto senza precedenti, così come l’avvertimento della Commissione che, ancor prima che i deputati votassero, ha fatto sapere da Bruxelles che non avrebbe presentato un’altra proposta sul tema, dimostrando «sarcasmo e disprezzo» nei confronti dell’europarlamento, ha detto l'autore della relazione sul software, il socialista francese Michel Rocard. La polemica sfiora quindi la crisi istituzionale, anche se la Commissione ha successivamente affermato, per bocca del responsabile delle relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner, di essere disponibile a discutere con il Parlamento europeo un'eventuale nuova proposta generale sul brevetto europeo, che però non riguarderebbe più il solo settore informatico.
Scontata la soddisfazione delle associazioni che da anni si battono per ostacolare la brevettabilità dei software, nessun commento arriva invece dai colossi sconfitti: anche perché la battaglia è ancora aperta. La posta in gioco è ricca e comprende, tra l'altro, il mercato del software per le amministrazioni pubbliche. In vari Paesi si stanno infatti facendo strada soluzioni gratuite come l'ormai celebre Linux che insidiano il dominio dell'azienda di Bill Gates.
«Rammarico per l’occasione perduta», è il commento di Roberto Lisot, vicepresidente dell’Associazione telecomunicazioni informatica ed elettronica di consumo: «la direttiva avrebbe dovuto omogeneizzare le prassi dei diversi Paesi, oltre a tutelare l’innovazione nel settore elettronico. Tuttavia - aggiunge - i vari emendamenti aggiunti l’avevano travisata al punto da rendere lo status quo preferibile a una situazione pericolosa».