Sognando i Samurai Milano impugna la Spada coreana

Vestono in giacca e cravatta i samurai milanesi. Abito grigio scuro e scarpa lucida, nel taschino custodiscono il palmare, ma nell'armadio nascondono la spada: in legno se dilettanti, di ferro battuto se maestri. Praticano una nuova arte marziale, arrivata per la prima volta in Italia proprio a Milano. Si chiama Haidong Gumdo, spada coreana, e in soli due anni ha conquistato numerosi manager e liberi professionisti meneghini, dichiarando guerra a golf e squash, le discipline d'élite per antonomasia. «L'ho scelta perché è un'attività fisica nobile, meno popolare di altre arti marziali come il Taekwondo - spiega Guglielmo, dirigente di banca -. Ho convinto un po' di miei amici ed ora abbiamo sostituito le partite di calcetto con le lezioni, due volte a settimana». Tam tam tra colleghi, al bar e in palestra, così in due anni il numero degli iscritti si è quadruplicato e da disciplina di nicchia per i patiti di arti marziali, la spada coreana è diventato uno degli svaghi più cool. Il segreto? «Non c'è contatto fisico e quindi non si rischia di tornare al lavoro con un occhio nero - spiega Flavio Piccioni, il maestro che ha divulgato per primo la spada in Italia -. Entrati in palestra si lascia fuori lo stress, per un'ora si stacca la mente e si sfogano le tensioni con il corpo». Raggiungere l'equilibrio interiore è il vero obiettivo della lotta con la spada, ideale per tutti i tipi di età: gli alunni, infatti, vanno dai quattro ai sessant'anni. «Praticare la spada non ti sottopone a sforzi cardiovascolari intensi - aggiunge Guglielmo - io ho quarantadue anni ma l'ho consigliato ad amici anche più grandi di me».
Nessuna battaglia cruenta alla «Kill Bill», il combattimento è solo coreografico: «Insegno le tecniche che i soldati coreani praticavano all'epoca della dinastia Koguryo (37 a.C. - 668 d.C.), ma le pratichiamo a puro scopo dimostrativo con movimenti a vuoto». La sfida è con se stessi, sul lato pratico il risultato da raggiungere è il taglio perfetto, quasi spettacolare, di alcuni materiali. «Il primo passo da fare è riuscire a spegnere una candela senza toccarla con la lama, poi tagliare una foglio di giornale con la spada in legno, senza stropicciarlo». Il segreto sta nel perfetto sincronismo con l'arma: la spada deve diventare un unicum con il corpo, rigorosamente rilassato, ma capace di sferrare il colpo senza esitazione.
Da bianca a nera: sono dieci le cinture da conquistare, per i più bravi anche in soli tre anni. Per ora sono solo cinque i maestri milanesi, tutti seguaci di Flavio che da due anni si divide tra Roma e Lecce per formare nuovi istruttori. Lui ha imparato in Corea, dieci anni fa: «Mio padre lavorava a Seul, io praticavo già taekwondo e hapkido, così mi sono avvicinato naturalmente alla spada. Dopo aver guadagnato la cintura nera ho cominciato a girare per l'Europa con il mio maestro, quindi ho accettato la sfida tutta italiana, partendo da Milano».