"Sognano i loro oggetti. Sono come gli innamorati"

L'accumulo è un ansiolitico e spesso una fuga dalla realtà. Ma esagerare fa male a salute e tasche

«La legge che regola tutte le collezioni, nessuna esclusa? La libertà di appassionarsi a ciò che si vuole». A Giulietta Rovera, giornalista e scrittrice, si deve la più completa analisi fatta in Italia sul collezionismo. Nel suo Per hobby e per passione. Dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle (edito da Manni, pp. 216, 18 euro) leggiamo delle incredibili avventure di uomini che collezionano le cose più bizzarre per il puro gusto di farlo. Non ci sono solo bibliomani, patiti dei francobolli o delle farfalle o dei fumetti. C'è chi, come il bresciano Armatore Bolzoni, colleziona preservativi intatti e, nella foga del rigore, è riuscito ad avere esemplari dell'Ottocento in budella di pecora. Chi possiede una collezione di termometri, chi una raccolta dei cartellini con su scritto «Non disturbare» che si trovano nelle camere d'albergo e chi, come Lorenzo Pescini, ha oltre cinquemila etichette di acqua minerale.

«Quando ho iniziato la mia indagine mai mi sarei aspettata di imbattermi in collezioni così assurde: tutte rappresentano una forma di realizzazione di sé, uno svago, una via di fuga dalla routine», spiega Rovera che ha incontrato un collezionista di bottigliette di liquori (quelle che, per intendersi, si offrono sugli aerei) capace di tappezzare le pareti di casa sua con quegli oggetti a lui tanto cari. «Questo genere di collezionismo è un fenomeno relativamente recente: nasce dal fatto di avere tempo libero e soldi a disposizione. Prima solo a sovrani o nobili era concesso il piacere dell'accumulo», aggiunge la scrittrice. Il collezionismo così inteso ha tutte le caratteristiche dell'innamoramento: «I collezionisti sognano a occhi aperti i loro oggetti del desiderio, amano toccarli, li curano, ne parlano con gioia, provano piacere dalla loro compagnia», conclude Rovera.

C'è tuttavia chi passa il segno: da passione, il collezionismo può diventare una (perniciosa) mania. Ne parliamo con lo psicologo Amleto Petrarca: «Da un punto di vista psicologico collezionare significa conservare oggetti che per noi hanno un valore o un significato e che portano a un piacere estetico o sensoriale, capace di rappresentare un ottimo ansiolitico così come un bambolotto tra le braccia di un bimbo. Collezionare è mettere in ordine: si passano momenti di assoluto relax a rivedere la propria collezione, pulirla e rimetterla al posto», commenta. Quando questo piacere diventa ossessione? «Quando perde il senso del limite: dello spazio, del tempo e dei soldi che si investono. Tanto un vero collezionista investe su ciò che lo appaga (o che è redditizio sul mercato) tanto il compulsivo lo fa in maniera sconsiderata e poco oculata, tanto il primo è attento a ciò che colleziona quanto il compulsivo è affetto dalla cosiddetta sindrome del rigattiere: raccoglie tutto e non butta via niente, persino le cose rotte. La psicologia chiama disposofobia questa sindrome: il suggerimento è di affidarsi a un terapeuta per affrontarla e superarla».