Sogni e bisogni secondo Bergonzoni

Duccio Pasqua

Alessandro Bergonzoni debutta stasera all’Ambra Jovinelli. Per due settimane l’artista bolognese inviterà il pubblico a Predisporsi al micidiale dal palco del teatro di via Guglielmo Pepe (06.44340262). Porterà in scena la sua comicità surreale e i suoi virtuosismi da funambolo della parola. Lo spettacolo rappresenta un punto di svolta rispetto alla produzione precedente di Bergonzoni, dal momento che contiene al suo interno un inedito spazio riservato all’improvvisazione. Un quarto d’ora di esperimenti su se stesso, «per sorprendermi e stupirmi». Bergonzoni firma anche la regia, in collaborazione con Riccardo Rodolfi, mentre la scenografia è di Mauro Bellei. Il soggiorno romano dell’attore includerà anche una visita all’università «La Sapienza», venerdì 24 alle 14. L’appuntamento è in via dei Marsi 78, a San Lorenzo, presso l’Aula Magna della facoltà di Psicologia 2, per dialogare con gli studenti in un incontro dal titolo «Pensiero carraio - Vietato sostare».
I suoi spettacoli sono necessariamente interattivi, perché stimolano una riflessione continua, anche solo per afferrare il significato stravolto delle parole. Riscontra l’interazione con il pubblico?
«Sono felice che qualcuno se ne renda conto. È vero, io voglio portare il pubblico su altri pianeti. Voglio che il pubblico esca affaticato, perché ha vissuto un’esperienza. Rispetto la comicità classica, ma il mio spettacolo deve avere forza, energia e stimolare la fantasia di chi lo guarda».
Ha mai pensato di cedere alla comicità come semplice intrattenimento?
«Ora più che mai, no. Da spettatore, mi sentirei usato e maltrattato».
Di questi tempi la lingua italiana, di per sé ricchissima, è sempre più svilita, semplificata e banalizzata. C’è modo di contrastare questo decadimento?
«Siamo tutti complici di questo processo: accettiamo quello che ci viene buttato in faccia, rinunciando alla capacità di criticare. Non ho nulla contro le attricette, le vallette o la tv di Mike Bongiorno, ma protesto contro chi mette tutto sullo stesso piano, non esercitando il suo diritto di critica. La lingua ormai è collegata solo alla lingua, e non più al pensiero. Per far rinascere il linguaggio, bisogna collegare la testa; se non la usiamo, possiamo solo subire quello che ci viene propinato».
Sinceramente, crede che ci sarà modo di invertire questo processo?
«No».
Lei si è spesso avvicinato alla musica, scrivendo il testo di «Bomba boomerang» per Piero Pelù e addirittura un libretto d’opera che interpreta in «Predisporsi al micidiale». La ascolta anche per ispirarsi mentre scrive i suoi testi?
«Sono molto ignorante musicalmente, ma istintivo. Amo Capossela, Paolo Conte, Guccini, Fossati e ascolto musica classica mentre dipingo e mentre scrivo. Apprezzo artisti come Vinicio Capossela, che hanno il coraggio di scrivere testi veri e significativi, a differenza di tanti finti cantautori. Sono sempre di meno, purtroppo, gli artisti che riescono a trasmettere energia con la scrittura».
Nel suo spettacolo si parla di «manutenzione dell’odio». C’è un riferimento alla realtà di oggi?
«No, il mio è un gioco di esasperazione e artificio. L’idea è quella di costruire un’officina in cui si possa mettere a posto l’odio e ricostruirlo. Non mi rivolgo alla realtà vera, ma mi riferisco alla durezza che vorrei vedere nei testi, nella scrittura. Vorrei un odio artistico».
La vita ci predispone al micidiale, o scegliamo noi questo atteggiamento?
«Io distinguo due tipi di micidiale. C’è il micidiale classico, che per me è il "volemose bene", la bevuta al bar, la vita monotona di tutti i giorni. E poi c’è il micidiale d’immaginazione, l’incapacità di pensare all’inaudito. Il mio desiderio è che la gente cominci a desiderare. I sogni degli italiani (la barca, la casa al mare...) in realtà sono bisogni. Il sogno è invenzione, è capacità di creare. E non esiste più».