Il sogno americano del mobile «made in Italy»

In occasione della Fiera del Mobile, tenutasi a Colonia nella settimana scorsa, c'è stato un incontro tra architetti americani ed europei di notevole interesse. Era un incontro che non aveva nulla di ufficiale, anzi è stato deciso in un pomeriggio e si è scelto come luogo uno show-room naturalmente d'arredamento nel quale però non mancano presenze di moda e di abbigliamento. Le voci che si sono alzate dagli uomini d'oltreoceano erano abbastanza univoche: il design e la decorazione sono ormai ad una svolta epocale. La fascia bassa di consumatori, in gran parte ancora ancorata a stili come il chippendale, poco o nulla è interessata al minimalismo, alle esperienze più alla moda, al mobile importante magari firmato da nome altisonante. La fascia più alta si affida in toto al progettista, all'architetto, raramente al designer, per costruire una abitazione importante, dove la decorazione gioca un grande ruolo. Così la presenza in America delle firme italiane di design contemporaneo, certamente di qualità, è abbastanza modesta, incuriosisce ma non fa tendenza, ed anzi gli show-room della Grande Mela, si rivelano freddi contenitori colmi di pezzi che lasciano l'utente quasi del tutto indifferente, con il risultato che le vicissitudini economiche non mancano di certo. Poi il consumatore è anche attento, forse più che da noi, al prezzo, alla data di consegna, alla possibilità di assistenza e così via, e questo, conoscendo le nostre aziende, non è certo cosa che può filare molto liscia. Il mito americano non è altro che un vero mito? Per tante e tante firme è così, e le fiere che si organizzano dalle parti più impensate dell'Europa non lasciano mai alcuna traccia. Gli architetti riuniti a Colonia si sono dimostrati poi molto preparati anche sul piano economico, convinti che una recessione è alle porte negli Stati Uniti, con una contrazione non indifferente delle importazioni, farà esaltare il prodotto interno con buona pace di tutti quelli che cercano, in questo settore, un boom di consumi sul grande territorio. Consolazione vuole che le voci, unisone dalla California al Maine, riconoscono al nostro Continente una capacità creativa che sembra non aver fine e che incide non poco su tutte le scuole di design dove gli allievi vivono di riferimenti italiani, scandinavi, inglesi. Speriamo che il vento cambi, perché quella nazionale sembra un poco fievole.