Il sogno della Autieri: «Recitare Filumena Marturano»

IL LATO NASCOSTO Credo di avere una verve comica che si contrappone alla mia immagine raffinata

MilanoPer un po’ dirà addio al palcoscenico, ai velluti, all'impatto con la platea. «Tra fiction e cinema - racconta Serena Autieri - sono piena di progetti, il teatro fa parte della mia formazione, non ci metto un punto fermo, anzi è importante per la mia crescita professionale». L’abbiamo rivista sul piccolo schermo il giorno di Santo Stefano, nel Tv movie per famiglie Dottor Clown. «Ero la fotografa Laura Laurenti, innamorata del protagonista, ma lui all'inizio gliene combina di tutti i colori, la trascura e la tradisce anche». La fiction era ispirata alla biografia di Patch Adams, il medico che curava con le risate e che venne interpretato al cinema da Robin Williams con un clamoroso successo mondiale.
La vedremo presto anche nel sequel di «L'onore e il rispetto», il melodramma di Canale 5 che mescola malavita e amor fraterno.
«Comparirò solo nella prima parte, non volevo dire di no al regista Salvatore Samperi perché questo progetto l'abbiamo visto nascere insieme, ma nel frattempo lavoravo anche in due film per il cinema».
E il primo è a fondo storico.
«Sì, s'intitola Occhi a sogni aperti, mette a fuoco il rapporto incompiuto tra un padre e una figlia, ambientato nel periodo del nazismo. Una storia di sentimenti e di lacrime. Io interpreto la figlia, una dentista».
Nei panni del papà, c'è il suo pigmalione teatrale, Giorgio Albertazzi. Qual è il più grande insegnamento che le ha trasmesso?
«Restare dentro lo spettacolo anche quando non si è in scena. Un dono assoluto e invidiabile. Se recita lui è facile, anche nei momenti di stanchezza, all'ennesima replica, tra spostamenti continui e un copione sempre uguale. In scena Albertazzi è così bello che ti impedisce di distrarti, vuoi goderti ogni sfumatura anche se sei dietro le quinte. È il dono più grande, per una giovane attrice».
E passando dal sacro al profano, come si è trovata nel film «L'ultimo crodino» con due irriverenti come Enzo Iacchetti e Dario Vergassola, nei panni dell'operaio e del camionista che trafugarono la bara di Enrico Cuccia per chiederne il riscatto?
«Anche se è una commedia, perché l'ingenuità dei due protagonisti è esilarante, avrà un finale un po' amaro. E poi mi aspetta un ruolo da protagonista, su cui però non posso dire di più».
C'è un'emozione che la cinepresa sa darle e il teatro no?
«La cinepresa ti legge negli occhi, devi fare molto poco quando reciti, riesci a trasmettere emozioni anche quando non esistono le parole. Ma tu devi darle ciò che senti dentro, è uno scambio reciproco».
Dà anche molta popolarità.
«... che non fa male a un attore impegnato in teatro, perché riempie le platee. Oggi gli spettatori vogliono riconoscere le facce, non basta un attore bravo in scena».
Il personaggio che vorrebbe interpretare?
«Sono ancora alla ricerca del mio ruolo ideale, so di avere una verve comica e di saper tirare fuori la disperazione, in contrapposizione con la mia immagine di donna raffinata ed elegante. Quando avrò l'età, vorrò interpretare Filumena Marturano, il ruolo femminile più bello che abbia tratteggiato Eduardo».
Quindi con il teatro non è proprio finita?
«Tornerò in una commedia musicale, è una droga di cui non posso più fare a meno».