Il sogno di Beppe si avvera e lui lancia lo Shuttle della Nasa

Giuseppe ha 9 anni. Indossa un pigiamino azzurrino, calzette bianche e pantofole di stoffa scozzese. Ha un sorriso grande così. E sogna di fare l'astronauta. I suoi amichetti di tutti i giorni non sono più i suoi compagni di scuola. Sono altri bambini su un letto in corsia. Poi ci sono i medici dell'ospedale di Verona, gli infermieri e i volontari che assistono il reparto pediatrico. Per «Beppe» ci vorrebbe un miracolo. Che tutti sperano arrivi al più presto. Ma, intanto, qualcuno un piccolo miracolo, per lui, lo ha già fatto. Sono i volontari di Make a wish, onlus che nel mondo ha una trentina di sedi. In Italia la filiale nazionale è a Genova, dove ieri sera si è svolta una raccolta benefica a Villa Spinola e dove oggi e domani la raccolta benefica prosegue con l'iniziativa «Noi due... sposi» organizzata sempre nello storico edificio in Albaro. Fabio Frontani e sua moglie Sune, come hanno fatto in passato per altri 340 bambini, soprattutto del Gaslini, sono partiti lo scorso settembre dal capoluogo ligure a Verona. Hanno intervistato Giuseppe. Lo hanno coccolato. Gli hanno raccontato favole e belle storie. Senza farsene accorgere gli hanno tirato fuori il suo desiderio più grande. E poi, grazie ai contatti con Make a wish degli Stati Uniti, il mezzo miracolo lo hanno fatto davvero. Per Giuseppe, e altri 4 fra amichetti e famigliari, hanno organizzato uno spettacolo unico. Il bambino italiano sarà trasferito a Cape Canaveral in Florida dove, il 12 novembre, assisterà in diretta e in prima fila al prossimo lancio dello Shuttle. Non è tutto. La compagnia di amici visiterà lo Space center della Nasa e, un paio di sere prima, cenerà insieme a un suo «collega» astronauta. Mica male. Se questo non è un miracolo, poco ci manca.
«Giuseppe - raccontano i coniugi Frontani - è uno dei tanti bambini che cerchiamo di accontentare ogni anno con le nostre iniziative. I desideri dei piccoli non sono soltanto materiali, come l'avere in regalo una Play Station o altri giocattoli sofisticati, ma in gran parte morali e sentimentali. Come quello di un bimbo di un comune dell'entroterra sanremese che, mesi fa, ha voluto organizzare a tutti i costi una festa per i cittadini del suo paese. O come quello di un bambino degli Stati Uniti che l'anno scorso ha espresso il desiderio di andare al Bambin Gesù di Roma per consegnare personalmente agli altri piccoli malati come lui dei bei regali. Un gesto di altruismo che è una lezione di vita per tutti».