Il sogno degli ebrei cattolici

All’incontro di Colonia anche otto ragazzi israeliani che hanno chiesto il battesimo: al centro della loro bandiera hanno disegnato una croce

nostro inviato a Colonia
La bandiera israeliana bianca e azzurra con la stella di David sventola tra le mille agitate dai giovani che ordinatamente fanno la fila davanti al duomo di Colonia per venerare le reliquie dei re magi. C’è uno sparuto gruppetto di pellegrini della Gmg che provengono da Israele: sono cristiani cattolici, non arabi, ma ebrei che hanno chiesto il battesimo. Al centro della loro bandiera, nella stella di David, c’è una piccola croce.
«Siamo qui soltanto in otto – dice Sergev Feldsteyn – e oggi siamo molto contenti perché Papa Benedetto XVI visita la sinagoga. Avremmo voluto essere là anche noi – confida – ma non è stato possibile». «È una grande gioia quanto accade in questo giorno – gli fa eco una ragazza dal cappello rosa – perché vediamo che la Chiesa cattolica recupera la sua sorgente: Gesù Cristo è un ebreo».
Magliette e zainetto d’ordinanza, il gruppetto attira l’attenzione, per quella bandiera con l’aggiunta di una piccola croce. A chi gli chiede se siano cristiani palestinesi residenti in Israele, rispondono: «Ma vi sembra che se fossimo palestinesi gireremmo con questo vessillo?». Dicono anche che hanno ottimi rapporti di amicizia con i loro colleghi cristiani arabi presenti a Colonia: «Ci siamo già incontrati tante volte. Loro sono trecento, sono molti di più». La piccola delegazione israeliana è guidata da padre Apolinary Tadeusz Szwed, un giovane francescano polacco con gli occhi azzurri e gli occhialetti rotondi. È lui che ha sostituito padre Pierbattista Pizzaballa – eletto Custode di Terrasanta – nel non facile compito di seguire la comunità di ebrei cristiani in Israele. «Gli ebrei che sono ufficialmente cristiani sono circa quattrocento – spiega il religioso – e non mancano le difficoltà. Non è facile per un ebreo diventare cristiano». Padre Szwed non usa mai, volutamente, la parola «convertirsi»: «Per un ebreo – spiega – diventare cristiano non significa convertirsi, ma raggiungere la pienezza della fede». I ragazzi israeliani della Gmg raccontano della loro fede, vissuta in modo sobrio, talvolta di nascosto. «Nella nostra comunità – racconta un ragazzo – c’è una donna, sposata, con bambini, che ha studiato alla Gregoriana di Roma. Ha chiesto il battesimo, si è fatta cristiana, ma nemmeno suo marito, che è un ebreo osservante, lo sa ancora». «Le difficoltà maggiori – aggiunge padre Szwed, vengono dalle famiglie. Sono casi davvero rarissimi quelli in cui i genitori permettono al loro figlio di aderire alla fede cristiana».
Intervistato da Oasis, la rivista internazionale del patriarcato di Venezia, il Custode di Terrasanta Pizzaballa nel febbraio scorso aveva detto: «L’ebraismo non ammette la conversione. Certo, lo Stato non vieta di fare scelte diverse. Però ci sono incomprensioni, tensioni». Per questo motivo gli ebrei cristiani mantengono «una certa discrezione» .