Il sogno estivo dei «giovani e belli»

Gianni Baget Bozzo

L'autorevolezza di Mario Monti ha evocato l'immagine del «grande centro». E subito mi è tornata a memoria che «grande centro» era il nome della corrente «dorotea», cioè di quel gruppo democristiano i cui leader erano stati Arnaldo Forlani, Antonio Gava e Toni Bisaglia, misteriosamente sparito nelle acque del Tigullio. Dopo 16 anni di storia torniamo alla grande corrente democristiana che era stata il baricentro di quel partito.
Fa impressione vedere Scalfari così impaurito dal fantasma del grande centro da augurarsi, nel suo messaggio domenicale, che nel centro destra Berlusconi prevalga su Casini: e il fondatore di Repubblica arriva addirittura a temere che, se le forze dei due schieramenti saranno vicine, nasca veramente un governo democristiano.
Ma la cosa più curiosa è il commento de Il Riformista, il giornale che si considera, e viene considerato, alla pari de Il Foglio, l'organo dei politicamente intelligenti e ben informati. Il Riformista si augura che Casini e Rutelli divengano i leader dei due schieramenti perché sono belli, giovani, portano bene le camice azzurre e sono politicamente mobili. Il giornale dell'intelligenza politica riformista arriva a formulare una direzione combinata dei due schieramenti da parte dei “giovani e belli”, mandando a riposo Berlusconi e D'Alema.
Noi credevamo che Il Riformista avesse qualche simpatia per Massimo D'Alema, che consideriamo l'unico stratega politico della sinistra, un leader a cui riconosciamo volentieri il senso dello Stato. Ma invece vediamo che Polito gli preferisce il «bello guaglione». E tutto ciò per la trasformazione del bipolarismo in due centri democristiani politicamente collaboranti, cioè il ritorno alla Dc.
Non importa obiettare a questa tesi, perché è ben evidente che essa è surreale. La somma di Udeur, Udc, Margherita non fa un partito né una forza politica. È finita l'unità dei cattolici, la Chiesa di Giovanni Paolo e di Benedetto non è la Chiesa di Paolo VI, il mondo cattolico ha scelto il sociale invece del politico, la Dc è ancora più lontana nel tempo che non il Pci. Quello che rimane sono solo i rapporti personali tra Casini, Mastella e De Mita e tutti coloro che sono rimasti democristiani e considerano Berlusconi un usurpatore e non vogliono finire a sinistra.
Ma perché al Riformista viene questa singolare idea dei due giovani e belli? Il Riformista sa bene che tutto il grande edificio costruito da Fassino intorno a Prodi barcolla. E barcolla per una ragione. In momenti così gravi come quelli determinati dalla sfida islamica del terrorismo, ci sono solo due scelte: la resistenza e la resa. La resistenza è impersonata dalla Lega Nord, la resa da Bertinotti.
Il problema si pone ormai in Europa dove le categorie di centro, anche non formalizzate con questa parola come il gollismo di Chirac e la socialdemocrazia di Schroeder, sono sotto pressione a sinistra e a destra. Dinanzi alla sfida islamica e all'invasione cinese, in Europa la scelta politica si radicalizza e il tema della sicurezza diviene dominante. Le primarie mostreranno che il prodismo ha le gambe corte e che la supponenza di Prodi e Parisi non fornisce il motivo per cui D'Alema e Fassino debbono definirsi come politicamente subalterni a un leader che politicamente non esiste. E che soprattutto non ha titolo a fare prediche morali.
Forse allora per questo a Polito giunge in mente questo sogno di una notte di mezza estate dei «giovani e belli». Vorrei però rivolgergli una domanda, visto che siamo giunti anche alle qualità fisiche: ritiene veramente che i «giovani e belli» siano politicamente più intelligenti e più rappresentativi di Berlusconi e di D'Alema?
Alle volte la politica come la vita è un sogno e, come scrive Calderòn, «i sogni rimangono sogni».
bagetbozzo@ragionpolitica.it