Il sogno incompiuto dell’idioma universale

La più celebre è l’Esperanto, ideata nel 1887 dal polacco Zamenhof, il «Dottore che spera». Era il sogno della lingua artificiale e universale: lessico ristretto e grammatica semplice. Oggi è parlato in 120 Paesi. Intorno al 1880, il sacerdote tedesco Schleyer creava il Volapük, e cancellava la «erre» per aiutare i cinesi. Nel 1907 toccò all’Ido, semplificazione dell’Esperanto. Fra i fondatori, anche il danese Jespersen, che poi dà vita al Novial: lessico germanico e romanzo, grammatica inglese. Dopo 20 anni di studi, negli anni ’50 nasce l’Interlingua: un misto di inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese. Poi, fra il ’72 e il ’92, è la volta del Glosa, versione rinnovata dell’Interglosa del ’43: struttura semplice, che si ispira al cinese, ma alfabeto latino.