Il sogno infranto di «Tavola»: diventare 007

da Milano

Si apre il vaso di Pandora dell’indagine Telecom, e dagli uffici al sesto piano del tribunale iniziano a uscire verbali su verbali, messi a disposizione dei difensori. Ma c’è un altro ufficio, una stanzetta al quarto piano, nel cuore della Procura, dove di fotocopie è proibito farne. Gli avvocati possono solo entrare, leggere, prendere appunti. Si tratta di materiale coperto dal segreto di Stato, proveniente per intero dai servizi segreti cui in questi anni la Procura si è rivolta per appurare la reale natura tra la Divisione sicurezza di Telecom e la nostra intelligence.
Ed è da queste carte riservate che emerge un dettaglio inatteso. Sono fogli che risalgono a quasi vent’anni fa, lettere interne al Sismi. Raccontano come Giuliano Tavaroli – il protagonista di questo gigantesco intrigo – nutrisse in quegli anni un progetto ben preciso: diventare un agente segreto. Lasciare l’Arma dei carabinieri, la Sezione Anticrimine di Milano, e diventare uno 007. Era lo stesso percorso che aveva seguito il suo amico fraterno Marco Mancini: anche lui brigadiere dell’antiterrorismo, compagno di stanza di Tavaroli in caserma (nomi in codice, rispettivamente, “Tavola” e “Tortellino”) entrato al servizio segreto militare dove lo aspetta una carriera da fuoriclasse.
Anche Tavaroli punta ad andare al Sismi. E, per completare la squadra, domanda di arruolamento presenta anche Emanuele Cipriani, amico sia di Tavaroli che di Mancini, investigatore privato. La richiesta di assunzione di Cipriani, raccolte dal servizio in una cartella gialla, si arenano in fretta, il giovanotto non dà sufficienti garanzie, non ha esperienze militari. Invece sull’aspirante 007 Tavaroli l’ufficio reclutamento del Sismi raccoglie solo note positive: stato di servizio eccellente, famiglia d’origine irreprensibile. Sembra fatta. Invece, incomprensibilmente, la pratica si arena. È il servizio a scoprire qualcosa che non va? O è piuttosto Tavaroli a decidere di battere una strada diversa?
Sta di fatto che di lì a poco “Tavola” si dimette dall’Arma e imbocca la rampa che lo porta a diventare il numero uno in Italia della sicurezza corporate, quella che vigila sulle grandi aziende. Va all’Italtel, poi alla Pirelli, infine approda in Telecom. Ma i rapporti con il mondo dell’intelligence se li porta dietro. La Procura dice: c’era un triangolo Tavaroli-Cipriani-Mancini che legava Telecom ai servizi segreti, e i documenti segreti depositati nella stanza al quarto piano lo dimostrano. Ma nella stessa stanza c’è anche l’istanza con cui lo 007 Mancini ha chiesto invano di venire prosciolto: sostenendo, dopo averli analizzati uno per uno, che i presunti dossier segreti girati da Cipriani a Telecom erano soltanto delle madornali patacche.