Il sogno irrealizzato: un film su Ferrari

Gli piaceva soprattutto pilotare piccoli aerei a reazione. Ma Sydney Pollack custodiva una passione speciale anche per le Ferrari, anzi per Ferrari, nel senso di Enzo. A più riprese provò a portare sullo schermo la vita dell'Ingegnere. Già nell'aprile 1991, intervistato da Franco la Polla, annunciava: «Sto lavorando a un film su Ferrari. All'inizio, pur considerando le sue auto delle vere opere d'arte, ero riluttante. Mi sono convinto dopo aver visitato Maranello, per vedere come stavano le cose». Lì Pollack capì che valeva la pena di provarci. Tirò dentro l'amico Paul Newman, per il ruolo di Ferrari, riservandosi di decidere se girarlo lui stesso o affidarne la regia a Michael Mann. Continuava così: «Sono colpito da un uomo così. Ogni giorno, cascasse il mondo, Ferrari andava dal barbiere, non era mai stato all'estero, forse nemmeno a Roma. Tutti, ma proprio tutti, compresi i capi della Ford, andavano a trovarlo a casa sua, a Modena. Non ho la minima intenzione di fare un film noioso sulle macchine da corsa. È Ferrari che mi affascina. Lo vedo come una specie di citizen Kane (il protagonista di Quarto potere incarnato da Orson Welles, ndr), odiato e amato, un santo o un malvagio a seconda dei punti di vista, una figura contraddittoria dotata di una forza di volontà fuori dal comune».
Allora non se ne fece niente. Ma il progetto continuò a frullare nella testa di Pollack. Si parlò di De Niro, poi di Stallone, alla fine fu l'italiano Carlo Carlei, amico e allievo di Mann, a raccogliere idealmente il testimone girando per Canale 5 la miniserie con Sergio Castellitto. Era il 2003. Eppure il regista non si rassegnò. Quattro anni dopo, ascoltati Luca Cordero di Montezemolo e Bernie Ecclestone, ribadì l'intenzione di realizzare un film sull'inventore del cavallino rampante. Un’auto delle quali, una Gran turismo, Pollack guidò a tutto gas sulla pista di Maranello. «Ovviamente ho cercato di andare più veloce possibile, come qualsiasi dilettante che si sente pilota per un giorno», confessò. Chissà se il copione contiene una delle frasi più care a Ferrari: «I motori sono come le donne, bisogna saperli toccare nelle parti più sensibili». Maschilista ma efficace.