Il «Sogno» di Piazzolla si trasforma in tango

Lo spettacolo inventato quasi vent’anni fa dal musicista arriva adesso a Milano: un mix inedito di suoni e danza

Igor Principe

Shakespeare e il tango. Pare il titolo di un film, o di un saggio in cui si azzardino parallelismi tra le parole del massimo letterato inglese e la musica nazionale argentina. Invece è il risultato di un'idea. La ebbe Astor Piazzolla - colui che trasformò il tango da danza per postriboli in musica colta - a metà degli anni Ottanta, quando si inventò una rilettura del Sogno di una notte di mezza estate affidandola al suo quintetto e a una coppia di ballerini. Era il 1986, e quell'idea debuttò a Parigi con il titolo Sueño de una noche de verano.
Quasi vent'anni più tardi, lo spettacolo fa tappa a Milano domani sera (ore 20.30) per chiudere la rassegna Sogni di mezza estate, organizzata dall'Orchestra Verdi all'Auditorium di largo Mahler. Ce lo porta Progetto Piazzolla, ensemble nato nel 1992 - anno in cui il musicista morì - per iniziativa di un pianista toscano, Michele Paperini, che voleva proseguire l'opera di divulgazione del tango avviata dallo stesso Piazzolla con il suo quintetto e, al contempo, allargarne gli orizzonti con nuove interpretazioni ed elaborazioni.
«Quando ci siamo formati, il bandoneon (la fisarmonica argentina, strumento principe del genere, ndr) era uno strumento misterioso e il tango una musica per pochi appassionati - racconta -. Lo eseguivamo con la fisarmonica tradizionale e trascrivevamo le rispettive parti a orecchio, perché in commercio non esistevano edizioni. Durante il nostro primo tour in Argentina abbiamo conosciuto Marcelo Nisinman, il giovane bandoneonista (ha 35 anni) che tutti ritengono il vero erede di Piazzolla».
A unire il maestro e il discepolo non è soltanto la trasmissione del sapere tecnico-musicale, quanto l'idem sentire sullo spirito di una musica che il poeta Enrique Santos Discepolo - con un'espressione di cui si abusa attribuendola di volta in volta a Borges o allo stesso Piazzolla - definì «un pensiero triste che si balla». L'idea di suonarlo con musicisti italiani piace all'argentino, che si unisce al Progetto determinando una vera svolta artistica.
«Va da sé: è stato il nostro salto di qualità - spiega Paperini -. Con tutto il rispetto per i fisarmonicisti e per le loro pur valide interpretazioni, il tango vuole il bandoneon. Non è solo una questione di timbro. Anche certi passaggi ritmici, come la sincope tanghéra, riescono meglio se eseguiti con lo strumento argentino».
Nisinman sarà sul palco dell'Auditorium insieme a Paperini e agli altri componenti del Progetto: Giuseppe Acquaviva (violino), Adrian Fioramonti (chitarra) e Guglielmo Cajoli (contrabbasso). Oltre a loro, il baritono Eric Downs, la mezzosoprano Rebecca Ringle, i ballerini Alberto Colombo e Alessandra Rizzotti. E Christian Gerber, secondo bandoneonista, ancor più giovane di Nisinman: 29 anni. «È una formazione atipica rispetto ai quintetti, e in ciò sta una delle difficoltà che caratterizza il Sueño - precisa il pianista -. Un'altra è rappresentata dall'assenza di esecuzioni registrate da Piazzolla. Poi ci sono gli ostacoli ordinari, racchiusi in una scrittura musicale che rimanda alle partiture più complesse dell'autore, da Histoire du tango a Tres minutos con la realidad».