Il sogno della sinistra buonista: sfida tra Veltroni e il capo di An

Il «Secolo d’Italia» dà spazio a Borgna, fedelissimo del sindaco ds, che suggerisce un futuro duello tra i due

da Roma

Contrordine amici, il leader della Cdl non ha la minima intenzione di cedere il timone e dunque anche il solo accenno a chi dovrà prima o poi succedergli è fuori luogo, inopportuno. Stando così le cose, che farne ora dei commenti, delle reazioni e discussioni che han riempito i tigì e i giornali di ieri sulla presunta incoronazione di Gianfranco Fini da parte di Silvio Berlusconi? Per la verità il leader di An non s’era scaldato più di tanto, evidentemente conosce il potente amico e alleato meglio dei giornalisti che premevano e insistevano per strappare una risposta. In molti però, sorridono alle 7 pagine (su un totale di 16) che il Secolo d’Italia ha dedicato ieri all’investitura di Fini quale delfino dell’ex presidente del Consiglio. Il quotidiano del partito, più ingenuo e speranzoso del suo leader? Forse. Ma tra i servizi del Secolo uno colpisce in particolare e trascende l’attualità della «non notizia». Apre uno scenario tutt’altro che fantasioso, assai probabile e per la verità già in fieri, pur se le cronache politiche sinora non lo hanno registrato. Potrebbe essere davvero lo «scontro» di domani, ma intanto è già un «confronto». Quello tra Fini e Walter Veltroni.
A delinearlo, anzi a spiegarlo, è Gianni Borgna, il mentore del sindaco di Roma che ora s’è defilato alla presidenza dell’Auditorium, in una lunga intervista che il Secolo pubblica a pagina 4, con un titolo che è più di una promessa: «Il buonismo? Ecco perché serve al Paese». Questa del «buonismo» - da intendersi come una colpa o un merito a seconda dei punti di vista, che son sempre soggettivi - è già una caratteristica che accomuna i due e li qualifica ognuno nel proprio schieramento. Che di fantapolitica non si tratta però, lo dice lo stesso Borgna spiegando che «uno scontro tra Fini e Veltroni rappresenta uno scenario possibile ma solo se ci sarà un vero bipolarismo».
Borgna non è soltanto un raffinato intellettuale, colui che da assessore alla Cultura nella giunta capitolina propose di intitolare una strada a Giuseppe Bottai, suscitando un putiferio, convinto com’è che «la pregiudiziale antifascista appartiene al passato». Borgna è tra i consiglieri più ascoltati da Veltroni. A sinistra, è tra i profeti più convinti del bipolarismo, che esorta a «capire che gli schieramenti si alternano e non c’è bisogno che chi viene dopo annulli quello che ha fatto il governo precedente». Così, nell’intervista argomenta che «l’idea bipolare è la fine dell’idea vecchia di egemonia, per cui uno pensa in sostanza di governare per sempre», dunque «la collettività andrebbe messa al riparo da cambiamenti repentini che durano cinque anni e poi vengono spazzati via».
Non vi sembra quel che Fini e Veltroni van ripetendo dai rispettivi pulpiti al proprio schieramento? Borgna sta coi piedi in terra e tranquillizza: «Nessuno scandalo se Fini e Veltroni dialogano, la politica è anche saper trovare punti di condivisione, non la sterile ricerca del conflitto per il conflitto».
Sogno di un mezz’inverno tardivo, dite? Fantasie di un manipolo immaginifico come quelli del Secolo e Gianni Borgna? Sarà... Però martedì prossimo, al Residence Ripetta di Roma, Fini e Veltroni si incontrano per un dibattito sulla riforma elettorale il cui titolo è un programma: «Una legge da fare insieme». E potete giurarci, la legge elettorale che Fini e Veltroni vogliono è soltanto quella che rafforza il bipolarismo. Perché va bene, Berlusconi e Prodi son saldamente in sella e guai a chi parla di successione: ma Fini e Veltroni hanno vent’anni di meno, e guardano a domani.