Il sogno di Trezeguet: «Pagherei per vedere Ibra con Ronaldinho»

Il bomber: «Non temiamo cali, la Juventus sarà strepitosa fino alla fine... E poi mi sto allenando per diventare più altruista...»

Alessandro Parini

da Torino

Professa modestia da sempre, David Trezeguet. Però ama contare i gol come fossero noccioline: uno dietro l’altro, senza stancarsi mai, con la sottile convinzione che siano (anche) loro a determinare il valore di un giocatore. Del resto: gioca o no in attacco? E cosa deve fare un attaccante per farsi apprezzare? Buttarla dentro. Cosa che lui fa abitualmente. Con puntualità svizzera, altro che le origini argentine rivendicate in ogni occasione. Però, siccome gioca nella Juve e la Juve è squadra che non ammette egoismi, ecco che il numero diciassette bianconero annuncia «sto lavorando anche per diventare più altruista». A Capello, di questo, non gliene importa nulla: Trezeguet continui così, a lui va benissimo. Mica per altro: nella stagione attuale, 19 gol in 21 presenze, nove partite consecutive di campionato timbrando sempre il cartellino, 115 gol segnati complessivamente con addosso il bianconero e avendo così raggiunto un certo Roberto Baggio. All’orizzonte, il desiderio di acchiappare John Hansen a quota 124 e diventare così il miglior cannoniere straniero nella storia della Signora: inutile dire che, continuando così, ci riuscirà prima della fine dell’attuale stagione.
Allora Trezeguet, dove eravamo rimasti? «A una Juve con otto punti in più rispetto alla seconda in classifica, ma anche un po’ stanca – ammette -. Adesso però stiamo di nuovo bene: siamo pronti a ripartire con lo stesso passo di prima». Un incubo per le altre, Inter e Milan in testa: «Chi sta dietro di noi ha comunque fatto bene, finora: è la Juve che è stata strepitosa in questa prima parte di stagione, senza patire cali che altri hanno già subito. Noi contiamo di arrivare fino in fondo con questo passo».
Palermo avvisato, anche se nello scorso campionato i rosanero hanno portato via 4 punti su 6 alla futura squadra campione d’Italia. Lui andrà a caccia del gol quasi sottovoce, senza montarsi la testa. «Confermo: io dipendo dal gioco della squadra. Se i miei compagni fanno bene, io porto a termine il loro lavoro. Se loro non girano, sono guai. Poi, giocare al fianco di Ibra è facile e bello: bisogna lasciarlo fare, si diverte con il pallone tra i piedi e fa divertire chi lo guarda. È come Ronaldinho: il massimo. Pagherei di tasca mia per andare a vedere giocare due così: certo non tirerei fuori soldi per Trezeguet». Per Cassano, magari sì: «A Madrid farà bene. È il futuro del calcio italiano, nessun dubbio. In campo fa quello che vuole e, per quanto ne so io, è un ottimo ragazzo anche fuori. Secondo me potrà raggiungere il livello dei grandissimi: giocava già in serie A quando sono arrivato io, sei anni fa, e ha sempre mostrato mirabilie. In Spagna sarà ancora più motivato per dimostrare davvero quello che vale. Mi avrebbe fatto piacere giocare al suo fianco, come a tutti quei giocatori che danno del tu al pallone. Certo, però, non mi posso lamentare dei miei compagni: di Ibra ho detto, di Del Piero sappiamo tutto. Al momento gioca meno, ma il calcio va così. Al momento queste sono le scelte dell’allenatore, ma Alessandro può aiutarci in altro modo». Restando tranquillo e provando a segnare subentrando dalla panchina per superare finalmente Boniperti in vetta alla classifica marcatori di tutti i tempi.
Così è la Juve, almeno per ora. Inattaccabile dentro e fuori dal campo. L’incertezza societaria? «Ci hanno chiesto di non parlarne. Dico solo che vedo tutti sereni. Secondo me, alla fine non cambierà nulla. E, se invece accadesse il contrario, ne sarei un po’ sorpreso: sono arrivato a Torino grazie a Moggi, Giraudo e Bettega, abbiamo vinto tantissimo e i risultati parlano da soli. Anche a livello di organizzazione societaria, la Juventus non deve imparare nulla da nessuno». Sembra il quinto moschettiere, il signor Trezeguet: in campo attacca, quando veste i panni dell’uomo borghese difende tutto e tutti. Poco importa che due anni fa fosse ai ferri corti con Moggi per il rinnovo del contratto: tempi andati, ora è tempo di preservare il fortino. Dove magari arriverà anche Willy Sagnol, suo connazionale conteso al Bayern Monaco: «Che deve fare? – butta lì Trezeguet -. Tra sei mesi gli scadrà il contratto con il Bayern, è giusto che si guardi intorno. Lo conosco bene: al Monaco abbiamo vinto insieme uno scudetto. Credo si potrebbe adattare benissimo al campionato italiano». Lo pensa anche Moggi.