«Sogno un tuffo nell’oro a Pechino e un posto in Tv»

Tania Cagnotto cerca fama fra le donne azzurre da copertina. «La Vezzali è il mio modello: non molla mai»

da Milano

Occhi bruni incorniciati di biondo, Tania Cagnotto è la dimostrazione che la bellezza non sfiorisce al contatto con il cloro delle piscine. Cento tuffi di allenamento, il pane quotidiano di questa bolzanina ventiduenne che un paio di anni fa era volata in Texas per studiare e perfezionarsi, ma poi è tornata a casa, delusa, cresciuta, persino costretta a fuggire dall’uragano Rita. Il suo oro nero è in Italia: bronzo mondiale 2007, il secondo in carriera, nel trampolino 3 metri, da otto mesi è qualificata per i Giochi di Pechino, terza Olimpiade, quella in cui avrà più responsabilità. Insomma, è stata una delle prime azzurre a prenotare la Cina. Non deve pensarci più o ha troppo tempo per pensarci?
«Di notte mi capita di sognare alcuni momenti della gara. Anche l’oro? A volte».
Cosa sono i Giochi? Un’opportunità o una scimmia sulle spalle?
«Un’opportunità e un chiodo fisso che non deve diventare angoscia».
Come si preparano?
«Due allenamenti al giorno a Bolzano, quasi tre ore al mattino e tre e mezza al pomeriggio. I tuffi si preparano in piscina ma anche in palestra. Sono uno sport basato sulla ripetizione del gesto, devo essere lucida e riposata e rispettare una dieta. Rinunce? Cibi grassi. Pizza e dolci».
Per fortuna le gare spezzano la noia dell’allenamento.
«Il primo obiettivo è la Coppa del Mondo a Pechino, in febbraio, per tentare di qualificarmi anche nella piattaforma 10 metri e nel sincronizzato, con Noemi Batki. Ma affrontare tre gare ai Giochi è pesante e non voglio pregiudicare la prova dai 3 m. I tuffi non sono il nuoto, in cui un tempo non brillante può tenerti in corsa. Devi azzeccare la giornata, avere la testa fredda».
Obiettivo per i Giochi?
«Ripetere il bronzo mondiale, infatti non modificherò il programma, visto che funziona».
Qualche consiglio arriverà da papà Giorgio, suo tecnico, quattro medaglie olimpiche fra ’72 e ’80. O essere figlie d’arte condiziona troppo?
«Se è per questo, è stata mia madre, Carmen Casteiner (pluricampionessa italiana, ndr), la mia prima allenatrice... Ma non ho mai avvertito pressione, un padre campione è fonte di maggiori insegnamenti, non un peso».
Si vive, di tuffi?
«Sì, perché faccio parte delle Fiamme Gialle. Più in là vedremo. Parlo tre lingue, mi piacerebbe lavorare in tv come commentatrice sportiva».
Fa più paura l’acqua sotto i piedi o la giuria? Il vuoto o il voto?
«A volte ho ancora paura, soprattutto dai 10 metri. Ma se vuoi ottenere qualcosa, devi dimenticare la paura. Temo di più i giudici».
È la stagione delle azzurre in copertina: dalla Ferrari alle ragazze del volley, dalla Filippi alla Di Martino. Chi è il modello di Tania Cagnotto?
«Valentina Vezzali, perché ha vinto molto e perché non molla».
La Vezzali ha conquistato l’oro iridato nel fioretto quattro mesi dopo essere diventata madre...
«Sì, ma nei tuffi si smette prima che nella scherma. E io non voglio gareggiare dopo aver avuto un figlio».
Un’ex-diva dell’atletica come Marion Jones ha ammesso di essersi dopata. Che cosa ne pensa?
«Che non ha vinto grazie ai sacrifici. Ma il doping è più avanti della lotta al doping».
Che cosa pensa delle accuse di violazione dei diritti umani alla Cina che ospiterà i Giochi?
«Ne ho sentito parlare. Ma io penso ai tuffi».