Sokurov riprova con la storia ma che noia il suo Hirohito

Aleksandr Sokurov continua a inquadrare i personaggi storici del '900 con l'occhio del cameriere, per il quale nessuno è mai davvero grande. Dopo Hitler (Moloch, 1999) e Lenin (Taurus, 2001), tocca a Hirohito e McArthur nel Sole. Mostrare i giganti come nani fa forse sentire importante il regista, ma il pubblico ha già tanti nani intorno senza dover andare al cinema. E non è nemmeno vero che l'unica alternativa al nanismo di Sokurov sia il priapismo di Stone (Alexander). Si paragonino le ore di Hitler prima della morte, nella formidabile Caduta di Hirschbiegel (dvd 01), con le estenuanti ultime ore di Hirohito (Issey Ogata) prima della resa nel Sole di Sokurov. Sì, a Tokio non si combatte nelle strade, ma l'imperatore non dissuade i fedeli che si uccidono per salvare - nella sconfitta - l'onore. Ipso facto, non è qualsiasi l'uomo per il quale tanti altri uomini muoiono volontariamente. Incapace di morire per qualcuno, dunque anche di vivere per qualcosa, Sokurov riduce l'immensa figura mistica dell'imperatore-Dio alla sua esigua figura fisica. Crede di spiegare tutto come un equivoco. Invece, ancora una volta, non capisce. Peggio: ancora una volta annoia.

IL SOLE di Aleksandr Sokurov (Ru/F/I/CH), 2004, con Issey Ogata, Robert Dawson, 107 minuti