Soldati in azione senza codice di guerra

Andrea Nativi

Niente codice penale militare di guerra per i soldati italiani che operano all'estero. È questa l'ennesima, sgradevole, novità che l'Unione regala alle Forze Armate italiane e in particolare ai militari impegnati nelle missioni in Irak ed Afghanistan.
L'applicazione del codice militare di guerra ha effetti sia sulle competenze giurisdizionali, sia sulla procedura applicabile sia sulle figure di reato e di fatto è indispensabile quando i nostri contingenti operano in missioni di stabilizzazione e ricostruzione in zone a elevato rischio. Il ricorso al codice militare offre maggiori garanzie a tutela dei militari nel caso si verifichino incidenti, scontri con forze ostili e al tempo stesso prevede sanzioni più severe nel caso vengano commesse violazioni dai nostri soldati. Inoltre include disposizioni a protezione della riservatezza delle informazioni di interesse militare. Sostanzialmente fornisce un complesso di norme più idoneo rispetto a quello contenuto nel codice penale militare di pace quando le nostre truppe sono coinvolte in situazioni tipiche di un conflitto armato, ma che non presentano formalmente i caratteri dello stato di guerra, come di fatto si riscontra in Afghanistan e in Irak.
In passato ogni qual volta si è rifinanziata la partecipazione dei contingenti italiani a queste missioni internazionali si è provveduto con una disposizione specifica a sancire l’applicazione del codice militare di guerra. E regolarmente contro queste disposizioni si sono scatenate le sinistre estreme, Rifondazione Comunista in testa. Ma con il cambio di maggioranza e un nuovo governo le formazioni politiche più moderate dell'Unione hanno ancora una volta ceduto di fronte alle richieste del fronte di estrema sinistra-pacifista, forse ritenendo, erroneamente, che si trattasse di una questione formale o di scarsa importanza. Non è così.
Va anche ricordato che nella passata legislatura la Casa delle libertà aveva avviato una complessiva revisione dei codici militari di pace e di guerra. Il nuovo testo, elaborato dopo interminabili discussioni, per quanto sicuramente perfettibile e con alcuni aspetti discutibili, prevedeva però l'applicazione automatica del codice militare di guerra, opportunamente ammodernato e modificato, in tutte quelle condizioni «grigie», formalmente non di guerra, ma comunque contrassegnate da elevata conflittualità, nelle quali si trovano quotidianamente ad operare i nostri soldati. I partiti della sinistra estrema hanno combattuto un’azione di opposizione sistematica e purtroppo la Cdl, dopo aver ottenuto l'approvazione al Senato, non è riuscita a far superare alla legge il passaggio alla Camera.
In questa legislatura è utopistico che si possa risolvere il problema, anzi, è stata anche abbandonata la soluzione di applicare volta per volta il codice penale di guerra a specifiche missioni. Ora ai nostri contingenti si applicherà un codice militare di pace che è del tutto inadeguato di fronte alla realtà delle odierne operazioni. Davvero un bel successo per l'Unione.