Soldati in città, il sì dei sindaci di sinistra

Il pacchetto sicurezza arriva in Senato. previsto l'impiego dell'esercito "in qualsiasi tipo di emergenza". Allo studio anche un'immunità giudiziaria per i vertici dello Stato

Roma - Per Walter Veltroni si tratta di una decisione sbagliata. Per Anna Finocchiaro di una scelta simbolica dettata addirittura da motivi di vanità «per compiacere il ministro della Difesa, Ignazio La Russa». Nel tentativo di non scomparire la classe dirigente di un’opposizione politicamente inesistente alza il tiro contro il pacchetto sicurezza, che già domani sarà in aula al Senato. Intanto però la sinistra ancora al potere (quella delle amministrazioni locali: i sindaci prima di tutto) va nella direzione opposta e sposa nei fatti le scelte del governo Berlusconi. Il caso più clamoroso è senza dubbio quello del primo cittadino di Venezia, Massimo Cacciari, che per la verità non è mai stato tenero con Veltroni da quando è diventato segretario nazionale del Pd. Così, mentre i Veltroni, le Finocchiaro e i Minniti (ministro dell’Interno ombra) chiacchierano di quanto sia brutto il pacchetto sicurezza del governo e di come sia sbagliata la scelta di impiegare l’esercito nelle città più a rischio, Cacciari che fa? Applica per primo il decreto per combattere il fenomeno del commercio ambulante abusivo. Già da oggi nella città lagunare partirà il giro di vite contro i cosiddetti vu cumprà. Per il filosofo poi non è il caso di allarmarsi se arrivano i soldati a garantire la tranquillità dei cittadini: «Se il governo valuta di non avere altri mezzi – dice il sindaco di Venezia – ci mandi pure i soldati».

E Cacciari non è il solo a pensarla così dentro il centrosinistra. La decisione di impiegare l’esercito viene giudicata giusta da Franco Laratta, deputato del Pd che trova «incomprensibile la scelta di utilizzare l’esercito soltanto nelle grandi metropoli» e chiede dunque a La Russa di valutare «l’opportunità di inviare i militari anche nelle zone a rischio di Calabria e Campania dove lo Stato purtroppo è assente da tempo». L’esercito nelle strade delle grandi città è una risposta al bisogno di sicurezza anche per il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, del Pd. «Ma non basta l’esercito – aggiunge Penati – Servono più uomini nelle forze dell’ordine».

Favorevoli al giro di vite in tema di sicurezza tutti quei sindaci, anche di centrosinistra, che hanno firmato la Carta di Parma. Proprio pochi giorni fa si sono incontrati col ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per chiedergli di dar loro maggiori poteri. Tra loro anche Flavio Zanonato, Pd, primo cittadino di Padova. «Non ho nulla in contrario all’impiego dei militari in funzioni di ordine pubblico rispetto ad un maggiore vigilanza e controllo del territorio», osserva Zanonato, che pone particolare attenzione al fenomeno della prostituzione: «Vogliamo la proibizione della prostituzione per strada», dice.
Chi fa politica sul territorio dunque condivide la scelta di un segnale forte. Il problema della sinistra però è che fa fatica ad ammetterlo. Basti vedere la polemica montata dopo la proposta degli amministratori del Pd lombardi diù creare un corpo di volontari da affiancare alle polizie municipali. Con la pretesa però che fosse cosa diversa dalle cosiddette ronde leghiste tanto criticate dal centrosinistra.

Intanto il cammino del decreto sicurezza procede spedito. Entro oggi dovranno essere presentati tutti gli emendamenti. Tra gli altri uno prevede l’uso temporaneo dell’esercito in caso di un qualsiasi tipo di emergenza. Sarebbe allo studio da parte del Pdl anche un emendamento per aprire la strada a norme simili a quelle contenute nel cosiddetto Lodo Schifani, già bocciato dalla Consulta, che ipotizzava immunità giudiziaria per i vertici dello Stato.