Soldati e quell’Attore pieno di mistero

Perché il vanesio faccendiere Nicky Argenta che frequenta le sale da gioco di Montecarlo non vuole che due vecchi amici si rivedano in una certa casa di Bordighera? Avrà forse qualcosa da nascondere? E chi sarà mai quella misteriosa giovane donna dalle origini corse? Una sua amica? O forse una complice di qualche malaffare? E Mario, il regista, Enzo Melchiorri, l'attore, e sua moglie Licia che ruolo hanno in tutta questa intricata vicenda? Interrogativi che troveranno risposta di battuta in battuta in L'attore, la pièce in scena al Teatro Carcano, con la regia di Giulio Bosetti e un cast di cui fanno parte Virginio Gazzolo, Marina Bonfigli e Antonio Salines (fino al 22 novembre, poi la tournée proseguirà a Firenze, a Monza dal 10 al 13 dicembre e a Genova; info: 02-55181377, www.teatrocarcano.com)). Un'ora e quaranta di spettacolo senza intervallo per portare in scena, nell'adattamento di Tullio Kezich, il celebre romanzo scritto da Mario Soldati nel 1970 e vincitore del premio Campiello, ormai un classico, che spazia dalle notti romane ai casinò della costa azzurra, inseguendo un'antica ossessione. Quale? Toccherà agli spettatori scoprirlo, divagando tra i retroscena del mondo dello spettacolo, confessioni delle celebrità e atroci solitudini. A dieci anni dalla scomparsa del grande scrittore e regista, Giulio Bosetti, anche direttore artistico del Teatro Carcano, ha voluto portare in scena un testo che ha amato sin da quando è stato pubblicato: «Ho letto L'attore più di trent'anni fa e già allora ne sono rimasto affascinato», spiega nelle note di regia. «Quella sua specie di confessione ha una sua autenticità ed è originalissima la creazione del personaggio dell'“attore”, che nella realtà esisteva veramente, si chiamava Enzo Biliotti, e fu l'interprete di moltissime pellicole, compresi alcuni film di Soldati. Colpisce la leggerezza della scrittura e, come per Dostoevskij, possiamo dire che Soldati scrivesse i suoi romanzi pensando al teatro». Una trama complessa e in parte autobiografica quella de L'attore, che spesso vira al giallo con una voce narrante che non si limita ad evocare i fatti ma viene personalmente coinvolta nella storia dal finale tragico di un anziano attore a riposo, costretto a riprendere l'attività perché implicato con la moglie in una complicata vicenda di ricatti, ipocrisie, debiti di gioco, passioni amorose, persino delitti in una scenografia di vanità, apparenza, frustrazioni, desideri di riscatto. Il risultato è una commedia drammatica e accattivante, anche perché ambientata in un mondo dello spettacolo che all'inizio degli anni Settanta stava rapidamente cambiando per colpa, o per merito, dell'affermarsi sempre più incombente della televisione.