Soldati e il vero maresciallo Rocca

(...) nel dire «un gran bene». Dire che l’attore si era calato perfettamente nella mentalità e nel comportamento di noi Maresciallo. Dire che era un personaggio molto umano, capace di scandagliare le persone e di comprenderle e di agire di conseguenza. Mario diceva anche che sinceramente in qualche espressione e modo di dire aveva riconosciuto il mio modo di operare così come avranno fatto tanti altri miei colleghi.
Avevamo espresso un giudizio ottimo e non poteva essere diversamente, anche sul suo modo di riflettere, di indagare di risolvere i casi è tipico di chi fa il nostro mestiere.
Era bello commentare quanto vedevamo alla televisione, anche perché sembrava di rivivere episodi che avevano costellato la mia esistenza nell’Arma. Ricordo che dopo la prima puntata della prima serie Soldati ebbe a dire: «Bello, proprio bravo Proietti. Però il nostro Maresciallo aveva più lirica, più spessore intellettuale». Era rivolto a me, aggiungendo che Proietti si era immerso nella persona e nello spirito dell’Arma.
Affrontando i problemi come un vero Maresciallo senza rinunciare al piglio severo ed educativo. Aggiungeva poi che bisognava dargli 10 perché non è così semplice essere un vero Maresciallo. Un papà buono che all’occorrenza sa diventare severo, sa imporsi anche con modi burberi. Con una morale e una rettitudine granitiche. Ma che però sa anche trovare i giusti toni del confessore, dell’amico al quale ci si rivolge perché si è in difficoltà. Ancora commentando quanto vedevamo si aveva modo di dire che Proietti è bravo, ma nonostante ciò pensavamo che nessun attore potrà mai fare suo quello spirito di sacrificio che è incarnato in un militare: non basta indossare la divisa, bisogna averla nel sangue. Così per riuscire a volte a fare alcune differenze sul modo di portare avanti delle indagini, con le quali i Marescialli della Tv si servono delle tecnologie moderne, è giusto. Ma Mario diceva che erano belle quelle che portavamo avanti ai miei tempi basate sulle risorse della immaginazione, intuizione e ragionamento. Non tralasciando mai quello che ogni investigatore deve seguire il proprio istinto, quello che gli permette di affrontare e di risolvere i casi nel modo migliore e più veloce, dando anche molta importanza al fattore psicologico, con approfondire non solo la dinamica dei fatti, ma, soprattutto, il comportamento e la personalità delle persone che vi sono coinvolte.
È stato bello essere tornato con la mente a ricordare Mario Soldati.