Soldati con licenza di uccidere a New Orleans

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

La città che ama dimenticare è in piena anarchia. La governatrice della Louisiana e il sindaco di New Orleans, impotenti davanti al caos, reagiscono con furia. La governatrice Kathleen Blanco ha annunciato d’avere dato alla guardia nazionale la licenza di uccidere e il sindaco Ray Nagin, con una raffica di parolacce censurate dalla Cnn ha fatto più o meno lo stesso.
«Trecento uomini della guardia nazionale dell’Arkansas, reduci dall’Irak - ha detto la signora Blanco - sono da stasera a New Orleans. Hanno il mio permesso di ripristinare l’ordine a ogni costo. Sono armati di M16 e hanno il colpo in canna. È gente che sa sparare. Se si presenta la necessità sono più che disposti a farlo. Mi aspetto che lo facciano».
Su richiesta della governatrice il ministro della sicurezza interna Michael Chertoff ha annunciato d’aver disposto l’arrivo a New Orleans di 1.400 uomini della guardia nazionale al giorno. L’invio di uomini sarà sospeso soltanto quando in città verrà ristabilita una parvenza di ordine.
Il sindaco Ray Nagin, sconvolto dagli orrori e dall’inefficienza dei soccorsi si è scagliato contro l’amministrazione Bush da cui dipendono il Fema (l’agenzia federale per il coordinamento delle emergenze) e il dispiegamento di militari.
«Ho bisogno di rinforzi - ha urlato Nagin in tv - ho bisogno di truppe, di 500 autobus. È ora che muoviate il c... e risolviate il problema. Bisogna fare qualcosa perché questa, maledizione, è la più grave crisi nella storia di questo paese».
Perdendo ancora di più la calma, ma non la voce, mentre la Cnn mandava in onda segnali acustici per coprire le imprecazioni, Nagin ha poi aggiunto: «Abbiamo autorizzato in un baleno 8 miliardi di dollari da mandare in Irak. Dopo l’11 settembre abbiamo concesso poteri inauditi al presidente per soccorrere New York. Qualcuno mi deve spiegare... come mai non si riesce ad autorizzare le risorse necessarie per portare i soccorsi in questa zona dove tra l’altro si produce buona parte del carburante necessario all’intero paese».
Mentre il sindaco di New Orleans ha evitato di fare cifre sul numero delle vittime, il senatore della Louisiana David Bitter ha fatto l’ipotesi che i morti potrebbero essere più di 10mila.
L’inefficienza con cui vengono gestiti i soccorsi sta creando problemi insormontabili. Gli uomini del Fema, a New Orleans ormai da tre giorni, hanno in pratica sospeso il lavoro per via degli spari e delle risse che avvengono nei pressi dei centri di distribuzione di cibo e acqua.
«È pazzesco - ha commentato Terry Erbert, capo del programma di emergenza della città - non esiste un centro di comando e nessuno è in grado di imporre controlli. Abbiamo paracadutato aiuti alle vittime dello tsunami nel giro di due giorni ma non siamo in grado di soccorrere New Orleans».
Il colonnello Henry Whitehorn, capo della polizia dello stato della Louisiana ha confessato con rammarico che molti agenti di stanza a New Orleans hanno disertato scappando con le famiglie, altri si sono presentati in caserma per consegnare il distintivo». «È gente - ha spiegato il colonnello Whitehorn - che ha perso la casa e tutto ciò che possedeva. Non se la sente di rimanere in servizio per essere presa a colpi di arma da fuoco e rimetterci magari la pelle». Giovedì pomeriggio un soldato della polizia militare, aggredito da un teppista che gli voleva rubare il fucile, è rimasto ferito a una gamba.
«Una prigione temporanea - ha annunciato il colonnello Whitehorn - allestita per rinchiudere i fuorilegge sarà pronta a giorni. Non lasceremo il controllo della città a questa gente».
Un elicottero militare che giovedì tentava di atterrare nei pressi del centro congressi per distribuire acqua e cibo ha rinunciato alla manovra per via della folla esasperata che tentava di impossessarsi del carico. I soldati a terra non riuscivano a mantenere l’ordine e le provviste sono state gettate da un’altezza di 4 metri. Vecchi, donne e i bambini non sono riusciti a prendere nulla, mentre forzuti giovinastri facevano man bassa di bottiglie d’acqua e razioni militari
«Siamo come animali - ha spiegato il reverendo Issac Clark che da tre giorni vive nel centro congressi - ieri sono entrati 88 poliziotti con l’intenzione di mettere ordine ma sono stati messi in fuga».