Il soldato è vivo, Hamas isolata e prigioniera

Gian Micalessin

Il caporale Gilad è vivo e vivo deve restare. Gli israeliani lo dicono e lo intimano. I gruppi armati che lo tengono prigioniero non si sbilanciano. E il premier di Hamas Ismail Haniyeh cerca, per una volta, di non scontentare il nemico lanciando un appello per l’incolumità dell’ostaggio. In fondo quelli più a rischio sono proprio lui e i ministri «latitanti» del suo governo. Se il caporale non sopravviverà e «il cielo precipiterà su Gaza», come minaccia il premier israeliano Ehud Olmert, i primi a rimetterci la testa saranno Ismail Haniyeh e l’esecutivo dell’Autorità Palestinese. Così, anche a costo d’inasprire il dissidio con il braccio armato e la dirigenza in esilio, Haniyeh lancia un appello per la salvezza del rapito e la continuazione della trattativa. «Il nostro governo – raccomanda - vuole continuare gli sforzi politici e negoziali e trovare una via d’uscita senza chiudere le porte del dialogo». Quell’appello - nel deserto di Gaza assediata – segnala il crescente isolamento di un premier minacciato da Israele e ignorato dai militanti armati. Questi ultimi, contravvenendo ancora alle sue disposizioni, hanno rivendicato il lancio del missile Qassam caduto ieri, per la prima volta, su una scuola, fortunatamente vuota, nel centro di Ashkelon.
Il superamento del temuto ultimatum delle cinque, ora italiana, di ieri mattina è però già un successo. A quell’ora, stando ai gruppi armati, si doveva «chiudere definitivamente» la questione del caporale prigioniero. «Mentre sto parlando Gilad Shalit è sicuramente ancora vivo» asseriva, invece, ieri pomeriggio il portavoce del governo israeliano Avi Panzer. Un’indiretta conferma arrivava da Abu Muthanna portavoce del misterioso Gruppo Islamico firmatario dell’ultimatum assieme ai Gruppi di Resistenza Popolare e alle Brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato di Hamas. «Qualcuno pensava l’avremmo ucciso, ma i nostri valori islamici c’insegnano a rispettare i prigionieri non ad ammazzarli» spiegava il portavoce. Subito dopo attribuiva al nemico «la responsabilità per il destino del soldato» e confondeva il tutto con due postille dal tono misterioso. «Se è ancora vivo non lo uccideremo – aggiungeva - ma, sia che sia vivo o morto, la discussione è chiusa e quindi non forniremo più informazioni su di lui». Il portavoce del braccio armato di Hamas Osama al Muzaini pur annunciando la chiusura delle trattative con gli egiziani spiegava però che «tutte le opzioni restano aperte» e i militanti «potrebbero uccidere il caporale, nasconderlo o anche portarlo in un altro paese».
La vicenda del caporale Gilad Shalit rischia dunque di precipitare Israele in un silenzio senza certezze e Gaza in un assedio senza fine. Mentre i portavoce delle Brigate Ezzedin Al Qassam, Comitati di Resistenza Popolare e Gruppo Islamico abbandonano la trattativa con gli egiziani il rullo compressore dell’esercito israeliano continua la sua marcia dentro la Striscia. «È irragionevole continuare a negoziare quando dall’altra parte non vi è nessuna risposta, se ci sarà un’offerta israeliana magari riapriremo le porte» ha detto ieri il parlamentare di Hamas Salah Bardawil. Ma Ehud Olmert e il suo governo giurano d’esser pronti a resistere a qualsiasi ricatto. «Non negoziamo con i terroristi e non permetteremo a nessuno di trasformare questo sequestro in uno strumento per mettere in ginocchio Israele» ribadisce il premier accennando ad una «lunga guerra» in cui sono indispensabili pazienza e autocontrollo. «Dobbiamo - sostiene Olmert - stringere i denti e studiare il colpo decisivo». Il colpo decisivo, ovvero la soffiata indispensabile per un raid in grado di garantire la liberazione dell’ostaggio, non sembra però materializzarsi. Nell’attesa truppe e carri armati avanzano sul versante palestinese del valico di Erez completando quel dispiegamento che fa ritenere imminente una vasta operazione nel nord della Striscia. Lunedì notte l’aviazione ha intanto continuato i suoi raid bombardando l’Università Islamica di Gaza e uccidendo un militante del braccio armato di Hamas.