«Soldi ai falsi invalidi Invece io, vera invalida, non prendo una lira»

Caro direttore, ho letto sul suo giornale che il governo andrà a spulciare i falsi invalidi. L’argomento mi ha stimolato a scriverle. Mi chiamo Graziella, classe 1939. Incontrai, ahimè, il virus della polio all’età di tre anni. Le difficoltà non mi sono mancate specialmente ora dopo una rovinosa caduta nel 2006. Ho la patente da decenni che mi ha aiutato a svolgere quelle attività che non mi permettevano le gambe. A piedi riesco a fare solo alcuni metri. Da seduta è una fatica rialzarmi, mi hanno aiutato le braccia, ma ora stanno cedendo. La post-polio continua a devastare i miei muscoli. È ormai un ricordo andare a fare la spesa ed anche fare le faccende, se non avessi mio marito non so come potrei continuare a vivere una vita dignitosa. Le rinunce nella mia vita sono state tante. Cose semplici: la gioia di fare una passeggiata, accompagnare i figli a scuola, ora i nipotini... e troppo lungo sarebbe l’elenco. Privata (dal destino) di quelle cose che rendono libera una persona. Comunque la commissione medica, mi ha assegnato il 90 per cento d’invalidità quindi io non ho diritto a niente. Niente assegno di accompagnamento! Un’ingiustizia che brucia sulla mia pelle. Non tanto per i 400 euro, ma per dover essere giudicata da una commissione medica che io penso, a volte, di parte, altrimenti non ci sarebbero i falsi invalidi al posto dei veri... Lo Stato dovrebbe, con leggi giuste, proteggere i cittadini più sfortunati e non quelli più raccomandati. P.S. Rileggo la lettera... e non freno le lacrime, parlare di me, dei miei sentimenti mi costa tanto dolore.

Cara Graziella, fra le tante lettere che abbiamo ricevuto sull’argomento la sua è quella che mi ha colpito di più. Non foss’altro che per il P.S. Lunedì abbiamo anticipato in esclusiva il piano dell’Inps contro i falsi invalidi e abbiamo raccontato che si cercherà di mettere fine a uno degli scandali più odiosi del nostro Paese. Le cronache, purtroppo, ogni giorno ci riportano notizie dell’esistenza, quasi paradossale, di tanti finti malati: cieco totale scovato al poligono di tiro, era paraplegico e fa la maratona, è «senza mani» epperò guida il camion, non vedente sfreccia alla guida di un’Ape, la centralinista? non ci sente, retata di zoppi al tennis, invalido totale gioca in una squadra di calcio di dilettanti e segna pure un gol. Ecco, sarebbe davvero bello se questa volta il gol lo segnasse l’Inps. In Italia ci sono 2 milioni e mezzo di persone che ricevono la pensione d’invalidità: di queste, secondo gli esperti dell’istituto, almeno 200mila sono falsi malati. La spesa totale è di 13 miliardi di euro: ponendo fine alle truffe se ne risparmierebbe facilmente uno. Non è difficile: lei pensi che qualche tempo fa hanno scoperto uno che era classificato come poliomielitico dalla nascita e aveva fatto il militare nei Granatieri di Sardegna. E a Napoli c’era una famiglia di venti persone che viveva beatamente grazie alle indennità di accompagnamento: risultavano, tutti e venti, «inabili al lavoro». Qualcuno dovrebbe spiegare, per esempio, come mai ci sono alcune province (Carbonia, Iglesias e Napoli, per esempio) dove l’incidenza di invalidi sulla popolazione è pari al 4 per cento, e altre invece (come Bologna e Prato) dove è di poco superiore all’1 per cento. Ma soprattutto qualcuno dovrebbe spiegare perché in Italia continuano ad esserci questi miracolati, che non hanno mai visto comparire la Madonna e proprio per questo dovranno prima o poi comparire davanti a un tribunale. Lo dobbiamo ai veri malati. Lo dobbiamo a lei, cara Graziella. E alla sua commozione.