Soldi alle famiglie, il governo apre il portafogli

Accolte le tesi dell’Udc. Oggi il via libera in commissione

Antonio Signorini

da Roma

Tornano i fondi per la famiglia e per lo spettacolo. In anticipo rispetto alle previsioni del ministro Giulio Tremonti che pensava a una soluzione solo in seconda lettura, cioè nel corso del passaggio della Finanziaria alla Camera, il nodo delle politiche sociali è stato sciolto ieri al termine di un vertice di maggioranza. Il fondo per le famiglie, che era stato ridotto a un miliardo di euro, torna agli 1,140 miliardi originari. Le singole misure cioè il bonus bebè, l’assegno alle famiglie con figlio disabile, le agevolazioni per l’acquisto della prima casa e i contributi per le scuole paritarie e materne private saranno inserite nel maxiemendamento e quindi votate dall’aula del Senato in prima lettura. Al vertice di maggioranza è stato anche approvato un documento messo a punto dal ministro dell’Economia che ratifica l’intesa sull’utilizzo di altri 500 milioni di euro. Metà ricadranno totalmente sotto la responsabilità del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ne deciderà l’utilizzo. Probabilmente serviranno a risolvere, anche se parzialmente, l’altro nodo della manovra, cioè la trattativa con Regioni, Province e Comuni. Altri 200 milioni verranno suddivisi per esigenze del territorio segnalate dai parlamentari mentre 50 serviranno a reintegrare il fondo per lo spettacolo, così come aveva chiesto il ministro per le Attività culturali Rocco Buttiglione. I fondi per lo spettacolo potrebbero comunque salire ulteriormente a 100 milioni, facendo arrivare il costo totale del Fondo unico per lo spettacolo a 400 milioni, poco meno rispetto ai 464 milioni di quest’anno.
La partita più importante tra quelle chiuse ieri rimane comunnque quella della famiglia. Mercoledì le trattative nella maggioranza si erano arenate proprio perché l’Udc aveva fatto sapere di non accettare la riduzione del fondo. La cifra di un miliardo e 140 milioni euro - ha osservato il neosegretario Lorenzo Cesa - era stata concordatA al Consiglio dei ministri del 29 settembre e rappresenta già una riduzione rispetto agli 1,4 miliardi inizialmente concordati. Ora che il fondo è tornato alla cifra originaria i centristi potrebbero abbandonare altre proposte di bandiera come la tassazione delle rendite finanziarie. E potrebbero ritirare molti degli emendamenti presentati al Senato.
Nella trattativa di mercoledì notte sono state sacrificate altre proposte come i finanziamenti per i libri di testo e anche l’assegno per i pensionati. La maggior parte delle risorse, cioè 750 milioni, sarà assorbita dal bonus bebè. Andranno tutti in assegni da mille euro per i nati oltre il primogenito nel 2005 (circa 250 milioni euro) e per tutti i bambini venuti alla luce nel 2006 (500 milioni). Altri 100 milioni saranno utilizzati in favore delle famiglie che hanno un figlio minore portatore di handicap. Stessa cifra per istituire un Fondo che vuole agevolare le giovani coppie nell’acquisto della prima casa. Infine 150 milioni saranno destinati alle famiglie che mandano i figli nelle scuole paritarie; ulteriori 50 milioni sosterranno le famiglie che mandano i figli nelle scuole materne e negli asili privati.
Con queste misure, la Finanziaria 2006, almeno per quanto riguarda il primo passaggio al Senato, dovrebbe essere sostanzialemente chiusa. Questa mattina la commissione Bilancio di Palazzo Madama dovrebbe licenziare la manovra che approderà all’aula. Alcuni emendamenti della Casa delle libertà sono finiti nella proposta di modifica presentata dal relatore Antonio Azzollini (ieri sera Tremonti ha partecipato personalmente ad una riunione per mettere a punto il testo). Il loro costo, ha assicurato il viceministro Giuseppe Vegas, «è comunque molto limitato».