Soldi alle missioni, c’è l’ok leghista

di Paolo Del Debbio

E meno male che, alla fine, è prevalso il senso dello Stato e dell’Alleanza atlantica di cui facciamo parte. Almeno questo. Il governo ha finalmente varato un decreto che rifinanzia tutte le missioni italiane all’estero. Sono 700 milioni, stiamo in Libia altri tre mesi con una spesa ridotta di circa 120 milioni di euro. Tutti contenti, Calderoli certamente, La Russa, forse, di meno. E lo capiremmo bene se fosse effettivamente così. Era veramente un taglio così indispensabile ed essenziale? Non si poteva risparmiare su qualcosa di meno essenziale.
Meno male, perché da Pontida in poi la polemica sulle missioni all’estero provocata dalla Lega non accennava a diminuire, anzi si rinfocolava ogni giorno specialmente ad opera del ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli che ogni tanto semplifica un po’ troppo. Nella conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi ha spiegato bene il perché di questa avversione alle missioni. Ha detto che se fosse stato per lui non avrebbe fatto neanche i primi tre mesi della guerra in Libia perché «prima - ha affermato con accanto il ministro della Difesa Ignazio La Russa (chissà che contentezza deve aver provato) - penso ai nostri pensionati, alle famiglie e alle aziende, poi alle missioni». E noi facciamo una domanda semplice semplice: ma non è il caso che siano difesi anche da chi potrebbero mettere a repentaglio le loro vite? Non sarà mica un caso che nella millenaria discussione sui compiti dello Stato nessuno abbia messo in discussione che tra i compiti essenziali, irrinunciabili, ci sia quello della difesa. In un momento di grande difficoltà il governo è riuscito a non tagliare le risorse che servono ad uno dei compiti che non può in nessun modo trascurare. Non siamo soli: c’è un alleanza, c’è la Nato. Perché nel Dopoguerra fu deciso che gli Stati avrebbero dovuto occuparsi dei diritti degli uomini di tutto il mondo. Questo è il fondamento dell’alleanza e questa è la motivazione ultima delle nostre sacrosante missioni all’estero.
Il ministro della Difesa La Russa ha giustamente ricordato che senza l’apporto decisivo dei militari italiani «ci sarebbe stata una carneficina» in spregio dei diritti umani fondamentali ma ha fatto bene La Russa a ricordare anche che l’aumento del numero degli sfollati avrebbe ingrossato il numero di chi scappa dalla propria terra per salvarsi», riferendosi ai flussi migratori che avrebbero potuto interessarci.
Meno male che ha prevalso una linea di ragionevolezza e di giustizia che molto spesso vanno a braccetto. Forse tra quei pensionati, quelle famiglie e quegli imprenditori c’è qualcuno cui stanno a cuore anche le donne e gli uomini libici.