Soldi americani a Fatah, integralisti inferociti

Gian Micalessin

da Nablus

«Adesso è tutto chiaro, adesso gli stessi americani ammettono di aver cercato d'influenzare il voto palestinese, ma devono stare molto attenti perché non hanno diritto di controllare i nostri affari. E comunque queste notizie regaleranno ancora più voti ai candidati di Hamas, perché il popolo sa chi ha combattuto per la liberazione e chi ha rubato i soldi dei palestinesi». Yassour Mansour, candidato numero quattro nella lista di Hamas e responsabile dell’ala politica dell'organizzazione a Nablus, questa mattina è decisamente arrabbiato. Le notizie dei finanziamenti devoluti dall’organizzazione governativa Us Aids a Fatah per riequilibrare i sondaggi e permettergli di recuperare lo svantaggio nei confronti di Hamas gli ha decisamente fatto perdere la calma da predicatore islamico. «Gli americani mostrano ancora una volta la loro vera faccia - dichiara a Il Giornale il professor Mansour -, dimostrano il loro atteggiamento ambiguo e poco sincero. Oltre ad appoggiare sempre Israele, tentano anche di mantenere in vita e sostenere le persone e i gruppi responsabili dello sfascio della società palestinese. Tutti sanno che solo Hamas è in grado di mettere fine al caos che impazza a Gaza e nei territori riorganizzando gli apparati di sicurezza e imponendo il controllo a tutte le milizie. Loro invece finanziano chi punta a distruggere la nostra società».
Secondo un inchiesta pubblicata dal Washington Post, gli Stati Uniti avrebbero speso circa 1,9 milioni di dollari, provenienti dal suo budget di 400 milioni annui destinati ai palestinesi, per rafforzare l'immagine di Fatah e rimetterla in grado di affrontare la sfida con Hamas. Secondo Micaela Schweitzer Bluhum, portavoce del consolato americano di Gerusalemme Est, la spesa non era destinata solo ad appoggiare Fatah, ma «al lavoro da compiere con l'Autorità Palestinese per dar risalto alle istituzioni democratiche e appoggiare i loro rappresentanti». Le precisazioni della portavoce sono però ben lontane dal far chiarezza. Anche perché gran parte di quei fondi, distribuiti attraverso l'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (Us Aids), sono stati assegnati dopo la fissazione delle date elettorali decise lo scorso agosto. Grazie a quei soldi i funzionari di Fatah all'interno dell'Anp si sono attribuiti il merito di aver sviluppato scuole e finanziato almeno tre piantagioni di alberi da frutta, un torneo di calcio, un programma per la pulizia delle strade e uno per l'informatizzazione di alcuni centri comunali. Grazie al via libera arrivato da Washington, Us Aids ha potuto moltiplicare di circa tre volte l'ammontare di ogni progetto solitamente contenuto entro i diecimila dollari. Gran parte di quei soldi, seppur distribuiti previo accordo con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e l'Anp, sono arrivati a destinazione in maniera semiclandestina. Molte volte, come ha dovuto ammettere la Schweitzer Bluhm, «il nostro logo non compariva sulla presentazione dei progetti». La portavoce ha comunque ribadito che «lavorare con le democrazie e i gruppi democratici è normale per il governo statunitense in tutto il mondo».
Ma la polemica non si cheta. Talib Ashmed Al Majali, leader della lista Libertà e giustizia sociale, chiede «un'immediata indagine», mentre la tv Al Arabya ha già ospitato un infuocato dibattito. Molti funzionari palestinesi citati dal quotidiano di Washington hanno ammesso che quei soldi servivano a sconfiggere Hamas ed erano stati studiati per finanziare progetti circoscritti alle roccaforti del gruppo fondamentalista. Nonostante il suo benestare al programma, il presidente palestinese Abbas si è ben guardato dal rivendicare pubblicamente la realizzazione di quei progetti lasciando la gestione dei fondi al segretario di gabinetto Rafik Husseini.
Da Gaza il membro della dirigenza politica di Hamas Ismail Hania ha sparato a zero sui legami tra Fatah e Washington. «Il nostro movimento è grande e non sarà danneggiato da una manciata di dollari sporchi di sangue arabo e musulmano. Il popolo palestinese è maturo e saprà rimandare a casa tutti quelli che sono arrivati qui su un carro armato o sospinti dai dollari americani».
A Jenin lunedì scorso anche Zakarya Zubeidi, 29enne capo delle Brigate Martiri di Al Aqsa e super ricercato dagli israeliani, aveva accennato in un colloquio con chi scrive al flusso di denaro arrivato nella città dopo la schiacciante vittoria ottenuta alle elezioni locali da Hamas. «Negli ultimi mesi abbiamo visto milioni di dollari senza nome destinati a creare situazioni poco chiare e a comprare alcuni candidati». Zubeidi aveva puntato il dito anche sui candidati fatti inserire da Marwan Barghouti ai primi posti della lista di Fatah. «Forse lui non lo sa, ma anche lì c'è gente corrotta, gente che approfitta di quei soldi per pagarsi la campagna elettorale a dispetto di altri candidati. Per questo sono rimasto fuori dalle elezioni e non mi sono candidato. Ma questo non significa che non possa intervenire. Tre anni fa ho rapito e mandato via il governatore di questa città conosciuto da tutti per essersi messo in tasca i soldi dei martiri e dei cittadini. Stando fuori dal Parlamento posso permettermi di rovesciare il tavolo ogni volta vedo qualcosa di storto. Dopo le elezioni potrei farlo di nuovo».