Soldi e adrenalina: ecco la vita da giocatore

Sale da poker, slot machine, scommesse, lotto e superenalotto. L’importante per un fanatico non è vincere, ma rischiare. Giorno dopo giorno

Felice Manti Ogni mattina il giocatore si sveglia e sogna a occhi aperti: «Oggi vinco. Ieri è stata solo sfortuna, oggi sarà diverso». Oggi, conta solo oggi. I soldi persi non contano più. Perché nella mente del giocatore ogni giorno è un nuovo giorno. Un nuovo giorno di amarezza, di ambiguità, di sotterfugi per poter camuffare il suo “vizietto”, rinunciare al tempo libero e dedicarlo a quello che si può definire un secondo lavoro: arrotondare. Trasformare un euro in dieci, cento o mille euro. Un desiderio che negli ultimi anni hanno realizzato solo in pochi, quei fortunati vincitori del Superenalotto e di grandi vincite ai Gratta e vinci. Una élite che però ha fatto scuola e che ha regalato una speranza a quei milioni di italiani (c’è chi parla di cinque milioni di persone, ma è un calcolo impossibile) che ogni settimana, anzi ogni giorno sfidano la cieca sorte a colpi da cento euro. Alcuni la chiamano «tassa sulla fortuna», altri la chiamano «dipendenza».
L’illusione dei soldi facili. La parola d’ordine è «facile». Non servono abilità particolari, riflessi o sangue freddo. L’inganno consapevole del giocatore è pensare che arrotondare il patrimonio di partenza non sia così difficile. Basta poco. Il biglietto giusto, la macchina giusta, la combinazione giusta. La caratteristica principale del giocatore è la costanza. Insistere, insistere, insistere. A mettere un limite ci pensa il portafoglio e la mannaia del tempo. Quando si perde - e alla maggior parte dei giocatori accade quasi sempre - è dura, durissima. C’è da giustificarsi a casa, sul lavoro, a volte gli ammanchi superano le previsioni. Ma al mattino i sensi di colpa, gli «ieri avrei dovuto...» vengono soverchiati dall’illusione che «non si può perdere anche oggi». E c’è qualcuno che, pur di giustificare i vistosi ammanchi, simula una rapina. Qualche giorno fa un uomo di mezza età nel Mantovano si è rivolto ai carabinieri di Piadena (Cremona) dicendo di essere stato vittima di una rapina: «Mi hanno portato via 580 euro». Qualcosa però non tornava nel racconto dell’uomo che, messo alle strette, ha ammesso di avere perso i soldi alle “macchinette”. Ed è scattata una denuncia per simulazione di reato e procurato allarme.
I nuovi videopoker. Per accostarsi alle nuove “macchine d’intrattenimento” basta poco, pochissimo. Allontanarsene è quasi impossibile. Ci vogliono soldi veri, contanti pronti per l’uso. Le nuove “macchine d’intrattenimento” nei bar hanno ormai sostituito i videogiochi. Il sistema del poker è scomparso, sostituito dal meccanismo delle slot machine. Dalle ciliegie ai diamanti, dalle campane ai 7 rossi e blu, con l’immancabile variabile jolly, in un mix di luci e suoni che ipnotizza. Un’opportunità alla portata di tutti. Con mezzo euro (le vecchie mille lire) e un colpo fortunato si possono vincere fino a 500 euro. Il sistema si è «legalizzato», lo Stato ha imposto ai produttori e ai distributori dei nuovi videopoker un sistema di regole molto ferreo. Le macchine, spiega il gestore di un bar al centro di Milano, sono «tarate» per restituire il 75% delle giocate: «In pratica, per ogni cento euro giocati, la macchina ne restituisce 75. Spesso sotto forma di piccole vincite, da un euro o due euro, che ovviamente vengono reinvestite. Ma il rischio di giocare cento euro e non vedersi restituito nulla è forte». E al titolare dell’esercizio che cosa rimane? «Il restante 25% viene diviso con l’Erario e il fornitore delle macchine. E su quella cifra ci paghiamo anche le tasse». Ma chi sono i giocatori: «Praticamente tutti: dall’impiegato che viene a fare colazione, al libero professionista, che spesso e volentieri “investe” i soldi del pranzo. Poi ci sono i giocatori “professionisti”, come li chiamo io. Non so che lavoro facciano, ma hanno sempre a disposizione molto contante...».
Scommesse e giochi on line. Si può giocare e vincere anche «senza» contanti. Puntare sulla roulette e scommettere sulla Juve dalla poltrona di casa è già realtà. Una realtà consolidata, che interessa una grossa fetta degli italiani, in larga parte giovanissimi. Un fenomeno che, secondo alcuni, ha portato una piccola emorragia di giocatori nei Casinò italiani, schiacciati dalla “concorrenza sleale”. Il meccanismo è semplice. Si depositano soldi veri e si gioca. Tanto. Qualcuno vince, soprattutto all’inizio, ma decide di non incassare. Perché quello che conta, nella maggior parte dei casi, è avere la possibilità di continuare a giocare, a rischiare, a costo zero.In molti perdono. E tanto. Tanto è vero che i Monopoli di Stato hanno chiesto (e ottenuto) l’oscuramento di centinaia siti di scommesse e casinò virtuali stranieri. Il motivo? Dei 200 milioni di euro veri giocati sul circuito virtuale lo Stato non ha incassato neanche un centesimo. Come è successo per i videopoker, lo Stato vuole partecipare al ricco banchetto delle scommesse. Alcuni si sono opposti, altri come Betandwin, Eurobet, Globet e ParadiseBet hanno garantito di mettersi in regola. Meglio pagare qualcosina che rinunciare alla torta.
Gratta e vinci. Nella categoria «soldi facili» è entrato con prepotenza il Gratta e vinci. Dopo un periodo di oblio, dovuto in parte allo scandalo dei biglietti falsi e a una pubblicità poco efficace, i tagliandi della fortuna sono tornati nel menù del giocatore. Ce n’è per tutte le tasche: con un euro si possono vincere dai cinquemila ai settemila euro, con quelli da 2 e 3 euro la posta in palio si alza, da 50mila euro a 200mila euro. L’ultimo arrivato promette, alla “modica” cifra di 5 euro, una vincita di 500mila euro, un miliardo delle vecchie lire. Un famoso tabacchino al centro di Milano vanta «diverse vincite da mille euro, qualcuna da diecimila e una da 50mila euro». Quei biglietti vincenti sono appesi alle mura del locale, quasi a dire «È possibile». Ed è un miraggio al quale in pochi sanno resistere. Il miliardo è stato vinto, a Como e a Caltanissetta. E il tam tam si è sparso a macchia d’olio. Recentemente un sedicenne incensurato di Massafra è stato arrestato dai carabinieri. Con una maschera di Carnevale e una pistola giocattolo voleva rapinare un tabaccaio. Il motivo? Il Gratta e vinci da 5 euro, che per lui era diventato una specie di droga.
Galeotto fu il Superenalotto. La stagione delle vincite “facili” è stata inaugurata dal Superenalotto. La promessa di grandi vincite ha innescato un giro da decine di milioni di euro. Anche il Lotto ne ha beneficiato, grazie anche a una campagna pubblicitaria mirata (per esempio quella di Fabio Fazio) e l’eco dei numeri “ritardatari” come il famoso 53 a Venezia. Anche nel sottobosco di Lotto e Superenalotto si nascondono vicende umane al limite, con interi patrimoni dilapidati per inseguire il terno secco, magari con l’aiuto dei sedicenti “esperti” che in tv ogni giorno dispensano numeri, cabale e statistiche da quattro soldi. Perché in fondo, pensa il giocatore, bastano quei quattro soldi. Un euro, facciamo due, facciamo dieci e cento, poi basta. Per oggi.