Soldi e Ferrari al carabiniere spia dei boss

Reggio CalabriaAveva costruito la sua carriera nella città dello stretto. Era una persona, assicurano i colleghi, che non ha mai destato nessun sospetto. Puntuale e preciso sul lavoro, come lo era al servizio della 'ndrina dei Lo Giudice che a Reggio Calabria comandano la zona nord della città. Oltre ad avere il controllo quasi completo del settore ortofrutticolo. Dal 2000, secondo quanto accertato dalla procura, era un uomo che oltre al suo lavoro come servitore dello stato, era al servizio della 'ndrine di Reggio Calabria a cui passava informazioni importanti e di prima mano. Secondo la procura distrettuale antimafia, infatti, l'ufficiale dei carabinieri favoriva le cosche della 'ndrina.
Tra i reati contestati ci sono: concorso esterno in associazione di tipo mafioso, per avere concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi della 'ndrangheta operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e sul territorio nazionale ed estero. E, in particolare, della cosca Lo Giudice, capeggiata da Antonino Lo Giudice perché nella sua qualità di ufficiale dell'Arma dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Reggio Calabria prima e presso il Centro Operativo Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria dopo, favoriva la cosca reggina.
Il capitano è stato arrestato ieri mattina a Livorno sede della 2^ brigata mobile dove faceva servizio dallo scorso ottobre. Durante le indagini gli investigatori avrebbero riscontrato che lo stesso ha percepito consistenti somme di denaro, una Porsche in regalo, una Ferrari in prestito, alberghi pagati. A mettere sulle tracce dell'ufficiale dei carabineri gli investigatori, è stato un pentito, tre mesi fa, Consolato Villani.
Ma ad accusare l'esponente dei carabinieri oggi c'è anche Nino Lo Giudice, il capo della cosca che ha iniziato a collaborare con la giustizia nell'ottobre scorso. Il pentito Consolato Villani è stato tra l'altro quello che a consentito il fermo del boss Nino Lo Giudice, che ha deciso pochi giorni dopo di avviare la sua collaborazione la giustizia. Villani, nelle sue dichiarazioni, aveva parlato a lungo di Spadaro Tracuzzi. I pentiti, tra l'altro, nelle loro dichiarazioni, indicano Spadaro Tracuzzi come «il maresciallo», facendo riferimento al ruolo svolto dal militare come sottufficiale prima al Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria e poi al Ris di Messina. Infatti il capitano Spadaro Tracuzzi proviene dalla file dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e per anni ha prestato servizio proprio al reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria svolgendo indagini proprio sulle cosche della ndrangheta reggina.
Nell'ottobre del 2009, tra l'altro, il capitano Spadaro Tracuzzi, all'epoca in servizio alla Dia di Reggio Calabria, aveva redatto una perizia, come consulente di parte, in favore di una persona di Cosenza accusata di omicidio. Tra i suoi colleghi Spadaro Tracuzzi, prima dell'episodio della perizia favorevole all'omicida di Cosenza, non aveva mai destato sospetti. Con gli altri ufficiali della Dia, in particolare, ha sempre intrattenuto rapporti normali e cordiali, partecipando anche ad incontri in occasione di ricorrenze e festivita'. Nei suoi confronti, anzi, c'era una notevole considerazione, avendo una lunga esperienza professionale che aveva maturato, in particolare, quando era maresciallo. Veniva inoltre ritenuta una persona estremamente competente in materia di armi ed esplosivo anche per il lavoro che aveva fatto nel Ris di Messina. Dopo gli arresti di tanti, tantissimi, carismatici boss dell'ala militare della 'ndrangheta, l'arresto del Capitano Spadaro Tracuzzi, dimostra che la Dda di Reggio Calabria ha iniziato a stringere il cerchio su collusioni e connivenze da parte delle cosche.