Soldi al film su «Prima linea» la commissione vuol pensarci su

Il produttore Occhipinti: attendo sereno la decisione

da Roma

«Rinvio tecnico», che non significa bocciatura. Se ne riparla a dicembre. Non passa, per ora, il film La prima linea, già Miccia corta, dal libro di Sergio Segio, ex terrorista con vari omicidi sulle spalle. Non deve essere stata una scelta facile, quella presa ieri dai sette commissari riuniti presso la Direzione cinema. «Lo Stato non paghi il film sulle Br», aveva scritto Michele Brambilla sulla prima pagina del Giornale, esprimendo parere nettamente contrario all’ipotesi che La prima linea, pur dotato di requisiti artistico-produttivi, fosse riconosciuto lo status di interesse culturale nazionale e quindi un sostanzioso contributo di 2 milioni e mezzo di euro (su 5 di costo totale). Probabile che il clamore mediatico cresciuto attorno al film di Renato De Maria, con Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno nei ruoli di Segio e di Susanna Ronconi, abbia alla fine consigliato alla commissione ministeriale di prender tempo per approfondire la pratica.
Non che si dovesse decidere solo su La prima linea. Dal comunicato ufficiale si apprende che nove progetti sono stati approvati (tra essi Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza, Barbarossa. Il pugnale e la corona di Renzo Martinelli, A venetian affair di Marco Ponti), altri quattro hanno ricevuto solo il bollino di interesse culturale nazionale non essendo stato richiesto il contributo (tra essi Italians di Giovanni Veronesi e No problem di Vincenzo Salemme), mentre quattro sono stati rinviati a dicembre. I titoli? I cani della morte di Adrian Israel Caetano, Amori in città di Roberta Torre, Francesco Munzi, Salvatore Mereu e Daniele Vicari, Figli delle stelle di Lucio Pellegrini e appunto La prima linea di De Maria. A proposito del quale gli esperti, pilotati dal paziente Gaetano Blandini, tengono a precisare: «Si è trattato di un rinvio tecnico dovuto alle sostanziali e rilevanti variazioni che la produzione e gli autori hanno ritenuto di dover apportare sia in seguito alla prima audizione tenutasi il 15 luglio sia in relazione alla seduta straordinaria del 19 settembre alla presenza delle associazioni più rappresentative dei familiari delle vittime del terrorismo». Ergo: prima di pronunciarsi definitivamente, la commissione valuterà «una nuova stesura della sceneggiatura per consentire un esame unitario ed evitare che una ricostruzione a puzzle penalizzi, in un senso o nell’altro, l’esame del progetto in questione». Il linguaggio sarà burocratico, ma il senso è chiaro. Da un lato si riconosce al film di avere le carte in regola sul piano delle qualità artistiche e dell’impianto produttivo, dall’altro si chiede agli autori di mettere ulteriormente a punto il copione per «realizzare un film che, pur partendo da una singola storia, costituisca una riflessione sulla genesi e sulla fisionomia dei fenomeni di terrorismo di cui è stata teatro l’Italia, evidenziando una netta condanna di questo fenomeno criminale». Dal canto suo Andrea Occhipinti, produttore del film con la Lucky Red, la prende con filosofia: «Io aspetto serenamente la discussione che verrà fatta al prossimo incontro della Commissione» dice. Mah! Vedrete che non finisce qui.